"Anvedi è un'esclamazione che esprime sorpresa o incredulità, viene utilizzata per commentare qualcosa di sorprendente o inaspettato e può essere usata in senso positivo o negativo e potremmo dire Anvedi questo che passo felpato, sembri un attorone di Hollywood."
Anvedi
Espressione tipicamente romana usata per esprimere sorpresa o ammirazione, simile a 'guarda un po''. Può essere usata sia in senso positivo che negativo.
"di solito alcune volte viene eseguito anche da AO, è l'espressione che un romano ti può utilizzare quando vai in un ristorante a Milano, chiede una carbonara e nella carbonara ci mettono la panna. Ecco, la prima reazione pacata è questa, tipo ad esempio, ma che cosa stai facendo?"
"A-O è proprio la classica interiozione romana che si utilizza per richiamare l'attenzione di qualcuno senza usare il suo nome e quindi sostituisce, diciamo, il classico italiano O per, appunto, far voltare qualcuno e all'interno di una frase si potrebbe utilizzare dicendo A-O è Ascoltami, che famo stasera?"
Aò
Classica interiezione romana usata per richiamare l'attenzione di qualcuno, sostituendo un qualsiasi pronome.
"Cazzata è una roba inutile, o una bugia clamorosa, oppure un errore commesso stupidamente. Se sei capace di dirla particolarmente grossa, diventi praticamente un'artista delle cazzate, quindi un poeta, una vera leggenda dell'assurdo. Per esempio si può dire, ma non dire cazzate, non ci crede nessuno che hai svolto tutti quegli esercizi in un solo giorno, è impossibile. Sottotitoli creati dalla comunità Amara.org"
Cazzata
Cosa detta o fatta senza senso, bugia palese o errore stupido. Può essere usato anche come rimprovero: “non dire cazzate”.
"Daje, che significa forza, grande, andiamo, finalmente, tipo ho passato l'esame e daje, andiamo, daje regà sbricamose."
"Daje è un'espressione romana molto usata che vorrebbe dire forza dai andiamo coraggio vuol dire tante cose in un esempio può essere messo come oh dai andiamo che stiamo a far tardi oppure domani è l'esame oh dai forza fammi sapere come è andata"
"La parola che esprime ed incarna la romanità è solo una, ed è DAJE, che è diventata così popolare che si utilizza ovunque in Italia, ma ovviamente con accento sbagliato. La differenza la fanno le E finali. Il DAJE è sia un incoraggiamento che anche una congratulazione. Per esempio, ho preso dieci in italiano, DAJE, oppure, oh lo sai che Sara finalmente mi ha detto che possiamo uscire insieme, oh DAJE frà, per esempio. Quindi il DAJE è un emblema che rappresenta forza, coraggio, spinta, tipico romano."
"Daje è un'espressione tipicamente romana, o comunque dei dintorni, che muove le folle dello stadio, quindi Daje, e accende le serate. È un'esortazione che è in grado di caricare veramente un esercito intero, chiudere una discussione con una risata, oppure sostituire mezza conversazione mantenendo intatto tutto il significato originale. Quindi per esempio si può dire, Daje che mancano dieci minuti, corriamo in metro e poi spacchiamo la serata."
Daje
Un incitamento pieno di energia, come un 'Andiamo!' che ti fa venire voglia di accendere i motori e spaccare tutto, ma anche un modo per dire 'Non mollare!' con il cuore a mille.
Fratè
Voce colloquiale, soprattutto napoletana e poi allargata anche altrove, usata per chiamare un amico stretto con confidenza e calore. È il fratello non di sangue, quello con cui stai in sintonia, ci scherzi e ci fai subito squadra.
"Mortacci oppure li mortacci, espressione colorita che può indicare sorpresa, rabbia o esasperazione, spesso non è davvero offensiva tra noi romani. Mortacci che traffico oggi, ci ho messo due ore per fare cinque chilometri."
"Invece poi c'è la versione più colorita, più giovanile, mali mortacci tua, o li mortacci. Questo può essere utilizzato sia in positivo che in negativo. Per esempio, hai vinto al superenno lotto, mali mortacci. Oppure hai fatto qualcosa di sbagliato, che ne so, non hai pagato la multa, ecco, mali mortacci."
"Mortacci tua è l'esclamazione romana definitiva, una moneta corrente della capitale eterna. Può essere un insulto pesante, un saluto affettuoso tra amici stretti o un segno di pura ammirazione per una mossa geniale appena compiuta. Quindi un po' multiuso. Per esempio, mortacci tua, che macchina ti sei fatto, è bellissima!"
Mortacci tua
Espressione romana usata per esprimere qualunque emozione forte, dalla sorpresa all'arrabbiatura, passando per l'ammirazione. Letteralmente manda accidenti vari, ma tra amici può essere quasi un complimento.
"Pischello o pischelletto? Modo romano per dire ragazzino, ragazzo giovane o semplicemente giovane. Tipo, quando ero pischello uscivo sempre a trassevere. Oppure, ma guarda un po' sti pischelli che stanno a combinà."
"Pischello o pischella è un modo di descrivere un ragazzo o una ragazza giovane, giovane non per forza d'età, ma anche per modo di porsi, per modo di comportarsi. Quindi, per esempio, Franco che ha 40 anni, per i suoi amici comunque è un pischello, perché ancora sta a rimorchiare tipe su Tinder."
Pischello
Un ragazzo giovane, spesso un po' spavaldo, che si crede già grande e sa tutto ma è ancora acerbo. Romanesco di nascita ma capito in tutta Italia, il pischello è il ragazzino del gruppo, quello a cui i più grandi danno il cinque e qualche pacca, ancora tutto da svezzare ma simpatico.
"Sti cazzi è un modo tutto romano, anche se ultimamente sta diventando sempre più italiano, di esprimere la propria indifferenza su una notizia, su qualcosa che è accaduto. Ad esempio, ma lo sai che Marco e Sara si sono lasciati? La tua risposta? E sti cazzi? E quindi significa, è a me che me ne frega."
"Sti cazzi, sti cazzi è l'emblema del menefreghismo totale, cioè quando uno se ne frega di tutto, tipo quando ti cominciano a dire ma devi stare attento ai grassi, non mischiare la pasta con la carne, ma sai che ti dico sti cazzi io mi faccio una bella carbonara e un bel bicchierozzo di vino."
Sticazzi
Espressione romana per indicare quando te ne freghi altamente o quando qualcosa non ti interessa minimamente. È un modo di dire che trasuda indifferenza e disinteresse.
Romanella
Espressione romana che indica un modo di fare rustico e genuino, quasi grezzo.
Spaccone
Lo spaccone è il fanfarone che si vanta a vuoto, fa la voce grossa e promette di spaccare il mondo, salvo poi non combinare granché. Tutta scena e gesti larghi, ma alla prova dei fatti si sgonfia: parla di vincere tutto e poi inciampa al primo ostacolo.