Montagna e mare a due passi, con arrosticini che valgono il viaggio. L'abruzzese dice "mo'" per tutto: adesso, dopo, chissà. Qui convivono pastori testardi e surfisti della domenica. Il Gran Sasso guarda tutti dall'alto e ricorda che la natura comanda.
"Scapoccià significa impazzire, perdere la testa, perché capoccia vuol dire testa. Ad esempio, in questo periodo sto scapocciando dal lavoro, traffico e gente che mi rompe tutto il giorno. Ho la testa che mi fuma davvero."
Mena e ppecora
In Abruzzo, essere 'mena e ppecora' è come portarsi dietro il caos con la grazia di un pastore che inciampa sulle sue stesse pecore: goffo, impacciato, sempre un passo indietro rispetto alla mandria. Lo dici a chi fa casino mentre cammina o combina solo disastri senza volerlo.
Rifregare
Vuol dire prendere in giro qualcuno, sfotterlo o provare a fargli credere una cosa solo per riderci sopra. È quel momento in cui capisci che l’altro ti sta facendo lo scemo e ti sta “mettendo su” con una battuta o una finta. Classico tra amici, ma se esageri ti becchi la risposta secca.
Capace che
Modo di dire abruzzese usato per dire “può darsi” o “non mi stupirei se”, spesso con quell’ironia un po’ rassegnata da bar. Lo tiri fuori quando non sei sicuro di niente, ma vuoi lasciare aperta la porta al colpo di scena. In pratica: oggi sole, domani capace che viene il finimondo.
Enormata
In Abruzzo si dice quando qualcosa è talmente grossa o assurda che ti scappa solo di commentarla. Può essere una festa, una bugia, un panino, un casino, qualsiasi cosa fuori scala. È come dire “esagerato” ma con più gusto e un po’ di stupore dentro. Parola perfetta per chi non sa stare zitto davanti al troppo.
Scapoccià
Scapoccià vuol dire sbottare, andare in tilt e perdere la pazienza perché c’è troppo bordello in testa o intorno. Lo dici quando ti si accumulano rumore, stress, gente che parla sopra e storture varie, e senti che stai per esplodere. Non è diventare matto sul serio, è uno scatto di nervi, spesso all’improvviso.