Paninaro
Termine nato negli anni '80, soprattutto a Milano, per indicare il ragazzo fissato con capi firmati, look impeccabile e mode del momento. Non è solo uno che si veste bene, è uno che dell'apparenza fa quasi una religione da bar e marciapiede.
"Sbatti o sbattimento indica qualsiasi attività che richiede anche solo un briciolo minuscolo di energia che tu però in quel momento esatto non hai assolutamente intenzione di tirare fuori. È la criptonite ufficiale della pregrizia metropolitana, quel muro invisibile che ti blocca. Quindi per esempio si può dire, andare a fare la spesa adesso è uno sbatti assurdo, è tardi, ordiamo un kebab e via."
Sbatti
Quando qualcosa è noioso o fastidioso e non hai nessuna voglia di farlo. Essenzialmente il succo dello stress metropolitano milanese.
"Schalla può essere anche un modo di vita, uno stile di vita, prenderla a scialla, essere sciallo o scialla, quindi una persona che non si fa coinvolgere troppo dagli eventi, dalle cose, che neanche poi alla fine fa tanto per cambiare il corso degli eventi, quindi scialla. E' anche un modo di dire, vicino all'amico tuo o l'amica tua che si stanno facendo tantissime seghe mentali, tantissimi pensieri, è andato in loop di overthinking e tu scialla."
Scialla
Vuol dire stai tranquillo, rilassati, non farti venire l’ansia. Si usa come interiezione o imperativo tra amici, tipo per spegnere drammi inutili o frenare chi va in sbatti. Nato nello slang giovanile romano, si è sparso in mezza Italia e oggi lo senti davvero ovunque. A volte diventa pure aggettivo: sto scialla, cioè sto sereno e me la godo senza pensieri.
"Sgamare è interessante perché può significare due cose, un significato più romantico è un bel bacio appassionato con la lingua, con la tua fidanzata e allora ho sgamato con la mia fidanzata, ma sgamare significa anche scoprire qualcuno che faceva qualcosa di nascosto, quindi per esempio quando eravamo a scuola e stampavamo, cioè noi andavamo a scuola e si poteva dire Mari non vuoi capire mia zia mi ha sgamato stamattina al bar che non ero entrato a scuola, quindi sgamare significa scoprire, essere scoperti, essere sgamati"
Sgamare
Scoprire o beccare qualcuno mentre fa qualcosa di losco o di nascosto. Ha l'idea di smascherare qualcuno nel momento esatto.
"Sganciare è l'atto di tirare fuori il grano, spesso controvoglia, ma necessario per mantenere lo status, saldare i debiti o portarti a casa al fanciappino dei tuoi sogni. È il rumore inconfondibile del cash che scivola via mentre tu sorridi a denti stretti senza fare scenate. Per esempio, ho dovuto sganciare i due piotte per riparare la macchina, mi piange il cuore, ma il drip non si ferma."
Sganciare
Quando devi tirare fuori i soldi senza troppa voglia, magari perché hai offerto qualcosa a qualcuno o per un conto salato.
"Tamarro. Il tamarro è un po' il cugino del coatto, con un gusto però ancora più discutibile per quanto riguarda l'estetica e il kitsch. Ha le luci led attaccate sopra in modo permanente praticamente, quindi si riconosce facilmente, e è un po' il manifesto vivente dell'eccesso. Quindi per esempio si può dire, con quel gilet di pelliccia sembri proprio un tamarro di quelli seri da discoteca anni 2000."
Tamarro
Un tipo che ha uno stile un po' esagerato e vistoso, ama fare 'lo splendido' con macchine elaborate e vestiti pacchiani.
Zarro
Persona che si veste in modo appariscente, spesso con abiti firmati e accessori vistosi, e ama farsi notare con auto modificate e musica ad alto volume.
"Raga è l'abbreviazione di ragazzi, che sta bene su tutto praticamente e unisce il branco in una sillaba e mezza scarsa. Senza i raga non c'è la festa, non c'è ignoranza condivisa, non c'è weekend degno di questo nome e non c'è praticamente più senso vero nella vita di tutti i giorni. Per esempio in una frase, raga stasera tutti da me, ho preso delle birre che spaccano e ho una playlist top."
Raga'
Raga è il modo più caldo, rapido e onnipresente di richiamare il gruppo di amici nell’italiano colloquiale contemporaneo, una specie di campanella verbale che apre la chat di gruppo, la stanza dell’oratorio, il banco della discoteca o il tavolo dell’aperitivo. La parola arriva sempre quando si vuole annunciare la grande notizia, lanciare la proposta del weekend, presentare il nuovo amico arrivato dall’altro paese, o semplicemente segnalare che il messaggio successivo merita l’attenzione del gruppo intero. Il tono cambia tutto, dalla complicità affettuosa al rimprovero scherzoso, e basta una vocale stretta per trasformare la chiamata in eccitazione condivisa.