Cosa significa
Termine napoletano per descrivere ragazzi che passano il tempo bighellonando per strada o in piazza, spesso appoggiati ai muri e chiacchierando.
Esempi d'uso
"Ieri eri in Piazza del Plebiscito con quei làzzari. Ehi, almeno una volta fammi un fischio per unirmi al cazzeggio!"
"Ogni volta che passo per i Quartieri Spagnoli ci sono quattro làzzari che mi salutano e mi raccontano l'ultimo pettegolezzo del vicolo."
"Quei làzzari al muretto della spiaggia hanno il dono di vivere l'estate senza spendere un centesimo, una forma d'arte."
Da dove viene
Il termine risale ai lazzari napoletani del XVIII secolo, la plebe urbana che campava arrangiandosi e bighellonando per i vicoli. Il nome forse deriva dallo spagnolo 'lázaro', mutuato da Lazzaro dei Vangeli, coperto di piaghe e lasciato fuori dalla porta del ricco Epulone. I làzzari incarnano quella filosofia di stare appoggiati ai muri della vita con fiera nonchalance.
Altri modi di dirlo
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