Trieste è vento, caffè e nostalgia mitteleuropea. La bora soffia forte e il triestino parla con un accento che è un mix di italiano, sloveno e austriaco. Qui il caffè si chiama "nero" o "capo" e se sbagli l'ordine, ti guardano malissimo.
T'aeta a gio' come un pesce in darsena
Si dice di chi si muove con energia incontenibile in uno spazio che sente proprio, tipo un pesce che schizza di felicità nella darsena di Viareggio o Livorno. È quell'agitarsi libero e chiassoso che non vuole offendere nessuno ma che dice guardatemi, sto vivendo alla grande e non me ne vergogno.
Te son come un frico col torto de spagnars
Modo di dire veneto-friulano che dipinge alla perfezione chi ha il talento innato di far andare di traverso pure l'acqua fresca. Il frico, piatto povero e saporito, è già di suo una roba rustica, ma se gli dai il torto di spagnars diventa il simbolo di chi riesce a incasinare qualsiasi cosa, con una innocenza quasi commovente.
Cjalcjamurle
A Trieste cjalcjamurle è come il gorgoglio del mare quando scherza con le rocce, un suono che ti accarezza le orecchie e ti dice che tutto va bene. È quella risatina nascosta del brodetto che sobbolle, il tuffo nel piatto che ti fa sentire a casa prima ancora di assaggiarlo. Un rumore che è pura complicità tra il mare e chi lo ascolta.
Fare il terrazzano
Detto di chi trascorre tutto il tempo del mondo sul terrazzo facendo niente, sorseggiando caffè e controllando cosa fanno i vicini. È un'arte del relax con vista.
Gasatissimo
Quando sei così emozionato da sembrare una bottiglia di prosecco pronta a esplodere, tipo quando scopri che il bora sta soffiando perfettamente per una giornata epica di vela.