Cosa significa
Il ruffiano, quello che lecca i piedi al capo, al professore, a chiunque abbia potere. Sempre lì a fare complimenti esagerati, a ridere alle battute che non fanno ridere, a portare il caffè senza che nessuno glielo chieda. Lo odia tutto l'ufficio ma lui se ne frega perché punta alla promozione.
Esempi d'uso
"Il nuovo stagista ha regalato una pianta al direttore il primo giorno e ride a ogni sua battuta anche quando non ne fa. Lecchino certificato con tanto di diploma"
"Il nuovo collega del reparto contabilità è il lecchino ufficiale del direttore generale, gli porta il caffè della macchinetta del corridoio tre volte al giorno, ride a tutte le battute sul golf del lunedì e gli ha già confermato cinque progetti di volontariato aziendale per il primo trimestre."
"L’assessore al bilancio del comune di Bergamo è il classico lecchino del sindaco, vota a favore di ogni proposta senza nemmeno leggere il preventivo, e in cinque anni di mandato non ha mai pronunciato una sola critica costruttiva nella sala consiliare di piazza Vittoria."
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Da dove viene
Lecchino è il diminutivo di leccone, derivato dal verbo leccare, antica metafora italiana per il comportamento del cane domestico che lecca la mano del padrone in segno di sottomissione. La forma leccone era già attestata nel Trecento toscano nei trattati morali di Petrarca per descrivere il cortigiano adulatore della corte papale di Avignone, e il diminutivo lecchino con il sufisso -ino ha aggiunto la connotazione di piccolezza spregiativa nel parlato italiano del Settecento. Il termine è diventato un classico della satira politica e aziendale del secondo Novecento attraverso il cinema di Marco Ferreri e Dino Risi.
Altri modi di dirlo
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