Cosa significa
Modo bonario per chiamare uno un po’ in carne, di quelli che riempiono la stanza e pure il cuore. Non è un insulto: sottintende simpatia, fame sana e quella voglia di stare in compagnia, magari con un vassoio di dolci sotto braccio. Si usa spesso tra amici e in famiglia, quando la ciccia è solo un dettaglio e conta la bontà.
Esempi d'uso
"Oh, mo guarda Tonino: è proprio un Pallò, ha portato i pasticcini pure oggi e ci fa ridere mentre spazzola tutto."
"Oh, ma sei sempre a pallò dietro al bar? Vieni a darmi una mano in garage, fannullone!"
"Quel pallo del Bruno è arrivato alla festa con due teglie di arrosticini e una damigiana di Montepulciano."
"Sei diventato proprio un pallo, fra l'albergo a Riccione e i bignè della pasticceria ti sei fatto cinque chili."
Da dove viene
Vocabolo dell'Adriatico centrale, di origine osco-umbra, derivato dal latino tardo "pallare" (essere paffuto), passato in italiano dialettale per indicare la persona di buon peso e simpatia, spesso a tavola. Voce affettuosa nel pescarese e nell'anconetano, dove il "pallo" è quel vecchio amico che porta sempre vassoi di pizza fritta alla riunione condominiale e non parte mai senza bigia di paste alla crema.