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Cosa significa

Insulto dal sapore un po' antico per dire mascalzone, furfante, tipo poco serio e poco affidabile. Può essere pesante, ma spesso lo si spara anche per ridere, quando qualcuno fa il furbo o combina guai e poi finge niente. Sta a metà tra birbante e farabutto, quindi conta tantissimo il tono. Se lo dici a uno sconosciuto, preparati alla risposta.

Esempi d'uso

"Ha promesso che veniva a darmi una mano e invece si è presentato a mani vuote, ridendo: che gaglioffo, mi ha lasciato col trasloco a metà."
"Quel gaglioffo del fattorino del corriere ha lasciato il pacco fragile davanti al portone del cortile di Torino tutto bagnato, e l’etichetta col mio nome era già staccata quando l’ho recuperato sotto la grondaia del condominio."
"Guarda quel gaglioffo, ha rovesciato tutto il caffè mentre cercava di versarlo!"
"Mio nonno chiama gaglioffo il padrone del bar dell’angolo che gli serve sempre il caffè tiepido per risparmiare sulla bolletta del gas, e la lite domenicale è ormai un rituale piacevole più che un vero conflitto fra clienti e baristi."
Tono
Divertente Spregiativo
Dove si dice

Da dove viene

Gaglioffo deriva dal provenzale galhofar, mendicante, sfaccendato, parola che si è diffusa in italiano attraverso il commercio mediterraneo del Duecento. I primi testi italiani in cui appare il termine sono di Bonvesin de la Riva e dei trovieri lombardi del Trecento, dove gaglioffo descriveva il vagabondo astuto della corte. Il piemontese ha conservato la parola con l’accezione di mascalzone briccone, mentre nella lingua nazionale resta in uso più letterario, spesso pronunciata con quel tono di affettato sdegno che riserva il personaggio comico della commedia ottocentesca.

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