Il tuo carrello: 0,00 €

Cosa significa

Un'espressione che sbotta come una scintilla improvvisa, 'Ao, ma che vuoi?' è il richiamo pungente del romano de Roma, un intercalare che mescola lo stupore con una sfumatura di fastidio o provocazione. La usi quando qualcuno ti si avvicina con un'aria che non ti convince affatto, o quando vuoi fermare sul nascere una richiesta che puzza di pretesa. È un biglietto da visita della parlata capitolina, cruda e senza peli sulla lingua.

Esempi d'uso

"Ao, ma che vuoi? Guardi fisso da mezz'ora e nun me stai a dì niente."
"Senti, ao, ma che vuoi? Mica posso leggerti nel pensiero, eh!"
"Ao, ma che vuoi? Ogni volta che passo di qua t'invento 'na scusa diversa."
Tono
Spregiativo Arrabbiato
Dove si dice

Da dove viene

L'espressione nasce dall'incontro tra l'esclamazione popolare 'ao' – di origine incerta ma che vibra di richiamo istintivo – e la costruzione dialettale romanesca 'ma che vuoi?', diretta erede del latino 'quid vis'. Si è consolidata nell'oralità delle borgate e del centro storico, dove la comunicazione è fatta di gesti e parole tagliate con l'accetta. L'uso di 'ao' come interiezione è emblematico: un colpo di tosse della lingua per attirare l'attenzione prima di una domanda che spesso è più un'accusa che una curiosità.

Editori di questo termine

Un attimo: confermaci che sei una persona