Tiratardi

A Torino il tiratardi è quello che fa sempre notte, quello che non molla mai e sta in giro fino all’ultimo tram, tra bar, chiacchiere e after improvvisati. Non è per forza uno svogliato, è proprio uno che tira la serata più lunga del previsto. Un po’ mito, un po’ tragedia per chi il mattino lavora.

"Neh Ale, boja fauss, ieri eri ancora in Piazza Vittorio alle tre: sei un tiratardi vero. Poi stamattina in ufficio sembravi un panda, caffè doppio e via."

Laghettare

Verbo torinese per dire che uno piange a dirotto, ma proprio tanto da fare il “laghetto” sotto: lacrime a secchiate, faccia distrutta e fazzoletti finiti. Si usa spesso per scherzare su chi si dispera in modo teatrale, per una sconfitta, una storia finita o una serie TV troppo triste. Immagine poetica e tragicomica.

"Oh mè, ha visto la classifica e ha iniziato a laghettare sul divano: tra singhiozzi e moccioletti sembra di stare al Po in piena, portagli un asciugamano"

Gnucco

A Torino il gnucco è quello un po’ tonto e impacciato, che ci mette una vita a capire e arriva sempre mezzo giro dopo. Non è cattivo, è proprio che ha la testa nel fumo e la prontezza di un tram alle tre di notte. Lo dici ridendo, ma con quel pizzico di sconforto.

"Oh Carlo, ma sei gnucco forte: ti ho detto di citofonare al 3 e tu hai suonato al portone accanto. Poi ti lamenti che nessuno ti apre, bogianen!"

Bògia nen

In piemontese vuol dire letteralmente non muoverti. A Torino lo usi per prendere in giro chi resta piantato lì, per pigrizia o per testardaggine, anche quando tutti gli dicono di darsi una mossa. È l’amico che promette di alzarsi tra un minuto e invece fa radici. Classico.

"Oh Gianni, vieni a darci una mano a traslocare. Niente, lui bògia nen: spaparanzato sul divano, zapping infinito e noi a far su e giù dalle scale."
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