Cosa significa
A Napoli e dintorni si dice capolavoro anche per sfottere un casino fatto talmente male da diventare quasi geniale. Non è un complimento vero, è quel battesimo ironico che dai a una scena assurda, a una trovata scema o a un danno combinato con un talento tutto suo.
Esempi d'uso
"Gennaro ha parcheggiato la macchina in salita senza tirare il freno a mano... un vero capolavoro!"
"Ho provato a fare una torta e sembrava un disastro, ma mia nonna ha detto che è un vero 'capolavoro'!"
"Ha provato a riparare la lavatrice e l'ha fatta esplodere: un vero capolavoro!"
"Hai messo il telefono nel frigo e il latte nell’armadio, fratè, proprio nu capolavoro."
"È arrivato per calmare la lite e dopo due minuti stavano urlando pure i vicini. Capolavoro totale."
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Da dove viene
Viene dall’italiano capolavoro, parola nata per indicare l’opera migliore, quella da maestro. Nel parlato napoletano e meridionale si piega spesso all’ironia e diventa il timbro comico per situazioni riuscite al contrario, cioè disastri così perfetti da sembrare fatti apposta.
Altri modi di dirlo
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