Cosa significa
Un modo tutto siciliano di dire 'svegliati', ma con quel guizzo in più che ti scrolla l'anima oltre che il corpo. È il richiamo di chi ti vuole vedere presente, non solo in piedi, ma con gli occhi spalancati sulla vita. Lo lanci quando qualcuno è fisicamente o mentalmente addormentato, e tu vuoi che torni a brillare di sale e intelligenza. Ha il sapore del caffè della nonna e la forza di un'onda che si infrange sugli scogli.
Esempi d'uso
"Arrubigghiàti, ca u suli sta già abballannu supra i to pedi!"
"E allura? Sempri ddà stai? Arrubigghiàti e vidi ca a vita è bedda!"
"Ogni matina mi veni a chiamari cu 'arrubigghiàti', e io mi sentu subitu megghiu."
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Da dove viene
Deriva dal verbo siciliano 'arrusbigghiari' o 'arrubigghiari', che a sua volta viene dal latino 're-exvigilare', con l'aggiunta del prefisso intensivo 'a-' tipico del siciliano. L'evoluzione fonetica ha trasformato il gruppo 'vigil' nel più morbido 'bigghi', con la tipica sonorizzazione della 'g' in 'b' e il suono palatale che in certe zone si scrive anche con la 'j'. È un comando che sa di casa, di radici profonde e di quel risveglio che parte dalla lingua prima che dal letto.
Altri modi di dirlo
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