Cosa significa
È il classico tipo che lo vedi sempre spuntare, in giro o sul posto di lavoro, ma di concreto non combina niente. Fa presenza, parla, gira, e intanto le cose le fanno gli altri. Si usa in tono canzonatorio per dare del perditempo o del fannullone, quello che “sta lì” e basta e sembra nato per scaldare sedie.
Esempi d'uso
"Oh, guarda lì: arriva di nuovo il can dal canto, sempre in giro a far presenza e a scaldare la sedia, senza cavar fuori mezzo lavoro."
"Sta organizzando tutto come se fosse uscito dal Masterchef, ma alla fine il Càn dal canto ordina la pizza!"
"Il nuovo collega dello studio commerciale di via dell'Indipendenza è il classico can dal canto del piano, gira tutto il santo giorno tra il distributore del caffè e la stampante con la cartellina vuota sotto braccio, e il vero lavoro lo fanno la segretaria di Modena e lo stagista del primo anno dell'università di Bologna."
"In riunione di squadra del lunedì mattina al ristorante di San Vitale il cugino del titolare si presenta sempre come il can dal canto del tavolo, alza la voce sulle strategie commerciali del trimestre senza aver letto i numeri del bilancio, e a fine pranzo non lascia nemmeno la mancia al cameriere del piano terra del ristorante."
Da dove viene
Espressione bolognese letterale "cane del canto", dove canto significa angolo o cantone della stanza nel dialetto emiliano. Il cane del cantone è figura proverbiale del Quattrocento bolognese: il cane che resta sempre nello stesso angolo della bottega o della corte, vede tutto, abbaia poco e non lavora mai, sempre presente ma inutile alla bisogna. Il modo di dire si è cristallizzato nel parlato dell'Emilia-Romagna come etichetta affettuosamente sprezzante del collega fannullone che gira tutto il giorno con la cartellina vuota tra una scrivania e l'altra.
Altri modi di dirlo
Il tuo voto conta
Lingua di strada vera o ci siamo persi? Vota.