Frenino e l'esame della patente ballerina. L'auto della scuola guida Lumaca era immersa in un silenzio di ghiaccio. Teresa stringeva il volante così forte che le nocchie le erano diventate bianche come due mozzarelle. Era la sua quinta volta all'esame della patente.
Aveva lo stomaco pieno di farfalle agitate e la testa così confusa dalla paura che i comandi dell'auto sembravano scritti in una lingua misteriosa. Invece di ingranare la prima marcia per andare avanti, Teresa confuse i pedali e inserì la retro. L'auto fece un balzo all'indietro con un sussulto, puntando dritta verso un grande cassonetto verde della spazzatura. Quasi ci parcheggiava sopra.
Accanto a lei, sul sedile del passeggero, il signor Umberto, l'esaminatore più rigido di tutta la città, emise un profondo sospiro. Aveva una faccia così severa e squadrata che sembrava non aver mai sorriso in vita sua. Con mossa fulminea, impugnò la sua terribile penna rossa, pronto a tracciare una gigantesca X sul foglio per bocciarla di nuovo.
Ma proprio sul sedile posteriore, perfettamente nascosto dentro la tasca di stoffa dello schienale, c'era un passeggero clandestino. Era Frenino, un Magikito della famiglia dei Folletti, grande come un telecomando. Frenino indossava una giacchetta super resistente, fatta con un pezzetto di cintura di sicurezza, e un cappellino lucido ricavato dal tappo di una valvola delle ruote.
I Folletti come lui sentono l'ansia delle persone prudere nell'aria come un maglione di lana pungente. E Frenino sapeva che a Teresa serviva solo un briciolo di magia per sbloccarsi. «Operazione parcheggio perfetto!» sussurrò il Folletto. Con un salto silenzioso, Frenino si allungò verso il pavimento dell'auto e soffiò un pizzico della sua speciale polvere molleggiante proprio sotto i pedali e sul cambio. «Zak flik flak!»
All'improvviso i pedali diventarono morbidi come marshmallow e la leva delle marce scivolò al posto giusto con un suono musicale. Quando Teresa, nel panico, schiacciò di nuovo l'acceleratore, l'auto non sbandò affatto. Fece invece tre saltelli elegantissimi, girò su se stessa come una ballerina di danza classica e si infilò con una curva perfetta in un parcheggio strettissimo, proprio a un millimetro dal cassonetto, senza sfiorarlo nemmeno.
Teresa sgranò gli occhi e si coprì la bocca per lo stupore. La paura le volò via dal cuore in un secondo e le scappò una risatina incredula. Il signor Umberto rimase a bocca aperta, poi la penna rossa gli cadde di mano, rotolando sotto il sedile. Quella manovra impossibile era stata così fluida e spettacolare che sembrava un trucco da circo.
Il suo viso rigido si sciolse in un'espressione di pura meraviglia e, incredibile ma vero, i suoi baffi severi si arricciarono all'insù in un grande sorriso. «Ma questa… questa è guida acrobatica di altissimo livello! Magnifico!» esclamò l'esaminatore, stringendo entusiasta la mano a una felicissima Teresa che aveva finalmente superato il suo esame.
Dal sedile posteriore, Frenino si sistemò il cappello, fece l'occhiolino e sgattaiolò fuori dal finestrino semiaperto, pronto per la prossima missione. Perché a volte basta un briciolo di leggerezza per superare anche l'ostacolo più spaventoso e fare centro al primo colpo o al quinto.