Toby e il drago che aveva paura.
Nel villaggio segreto di Toby, i folletti saltavano tra gli alberi altissimi, le fate volavano nei temporali per gioco e i conigli magici facevano gare dentro tunnel sotterranei pieni di scintille. Beh, quasi nessuno aveva paura. Toby, invece, aveva paura praticamente di tutto: dei rumori forti, del buio, delle rane giganti, perfino delle sue stesse magie. Aveva capelli arancioni arruffati e una piccola lanterna sempre stretta in mano, anche di giorno. Gli altri gli volevano bene, ma spesso ridevano delle sue paure. «Toby si spaventa anche delle farfalle», scherzavano, e lui diventava rosso come un pomodoro.
Un pomeriggio arrivò una notizia terribile: dal monte fumante stava scendendo un drago enorme. «Un drago!» urlarono tutti. Nel villaggio scoppiò il panico. Le fate si nascosero nei fiori giganti, i folletti barricarono le porte, i gufi magici si infilarono nei camini. Solo Toby, tremando come una foglia, sbirciò verso la montagna. In lontananza vide il drago: era gigantesco, aveva squame blu scuro, ali immense e occhi luminosi. Ma c'era una cosa strana. Stava piangendo.
«Eh?» fece Toby. Il drago avanzava lentamente, singhiozzando. Boom, boom. Ogni lacrima che cadeva faceva spuntare piccoli cespugli fumanti. I Magikitos erano troppo terrorizzati per accorgersene. «Dobbiamo scappare!» gridavano. Ma Toby sentì qualcosa dentro di sé. Aveva paura, tantissima paura. Però quel drago sembrava più triste che cattivo. Così, con le gambe tremanti, prese la sua lanternina e si avvicinò. «Tu chi sei?» chiese.
Il drago si fermò di colpo. «Io sono Brumor. E mi sono perso. Dovevo raggiungere la valle dei draghi, ma ho sbagliato la nuvola temporalesca». Poi abbassò la testa. «E adesso tutti hanno paura di me».
Toby guardò il villaggio nascosto dietro le finestre chiuse. Poi guardò il drago triste e capì una cosa importante: a volte chi sembra spaventoso ha solo bisogno di aiuto. «Aspetta qui», disse. Corse al villaggio e provò a spiegare tutto, ma nessuno gli credeva. «Un drago buono? Ma figurati, ci mangerà tutti. Io non esco».
Allora Toby fece una cosa che non aveva mai fatto prima. Salì sulla fontana centrale e gridò: «Avere paura va bene, ma non possiamo giudicare qualcuno senza conoscerlo». Silenzio. I Magikitos lo fissarono sorpresi. Toby stava ancora tremando, ma non era scappato. Alla fine il vecchio saggio disse: «Forse il piccolo Toby ha ragione».
Così, piano piano, tutti uscirono. Quando videro Brumor da vicino si accorsero che non aveva la faccia cattiva. Anzi, sembrava un cucciolone enorme. Una fata gli offrì biscotti alla cannella, un folletto gli aggiustò un'ala ferita e i conigli magici iniziarono perfino a giocargli intorno. Brumor sorrise così forte che dal naso gli uscì un anello di fumo a forma di cuore. Quella sera i Magikitos organizzarono una festa gigantesca per il loro nuovo amico.
E Toby? Beh, per la prima volta non si nascose in fondo al gruppo, perché aveva scoperto una cosa importantissima: il coraggio non significa non avere paura, significa fare la cosa giusta anche quando si ha paura. Da quel giorno, quando qualcuno nel villaggio si spaventava troppo, gli altri dicevano sempre: «Ehi, fai come Toby!». E tutti sorridevano.