In una gelateria soffocata dal caldo e dal cattivo umore, un piccolo Magikito osserva un gelataio troppo severo. Basta un pizzico di magia al profumo di rose perché il pomeriggio cambi sapore e la fila davanti al bancone diventi qualcosa di inaspettato.

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La storia

Tasticcino nella gelateria del viale. Il sole di giugno picchiava duro sull'asfalto, trasformando il viale principale in una striscia di calore ribollente. Davanti alla vetrina della gelateria L'Oro Bianco, però, l'aria era tesa e gelida. La fila si muoveva a passo di lumaca e il proprietario, un uomo di nome Ruggero, noto per la sua inflessibile severità, continuava a sbattere le dita sul bancone, fissando con odio un ragazzino che, indeciso davanti ai gusti, osava perdere tempo prezioso.

«Si decida, ragazzo, qui non siamo a un ballo in maschera», sbottò Ruggero, con la fronte imperlata di sudore e l'espressione di chi non ha mai mangiato un gelato in vita sua.

Nascosto dietro un barattolo di granella di nocciole, Tasticcino, un Magikito della famiglia dei Folletti, osservava la scena con occhio critico. Era una creaturina vivace, grande quanto il palmo di una mano, che indossava una salopette ricavata da un vecchio fazzoletto di lino a quadretti e un cappellino a punta fatto con un tappo di plastica cromata. Tasticcino avvertiva l'arroganza di Ruggero come un prurito fastidioso sotto le piante dei piedi.

Per lui, un gelato non era un semplice prodotto da vendere, ma un momento di felicità che meritava rispetto. Questo gelataio ha bisogno di una lezione di leggerezza, pensò, preparando un dispetto che avrebbe raddrizzato quella sua spocchia eccessiva. Sgattaiolò agilmente tra i barattoli di metallo, raggiunse la vaschetta del gusto cioccolato fondente extra e vi lasciò cadere un pizzico di polvere di sciroppo di rose magico, che teneva sempre a portata di mano.

Flick flack flock! Il trucco magico, nato proprio dal cuore della gelateria, era pronto. Quando Ruggero prese il cucchiaio per servire il prossimo cliente, il cioccolato non si comportò come al solito. Appena il gelato toccò il cono, iniziò a emettere un leggero melodico suono di carillon. A ogni colpo di spatola, il gelato assumeva forme impossibili e bellissime, trasformandosi in minuscole sculture di cioccolato che parevano vive, con ali che battevano o fiori che sbocciavano in tempo reale.

Ruggero rimase di sasso, il cucchiaio sospeso a mezz'aria. «Ma che diavolo sta succedendo?» balbettò. La cliente che aveva appena servito, una signora anziana, diede un morso al gelato e i suoi occhi si spalancarono. Invece di un semplice gusto, sentì il sapore di un ricordo lontano: la festa di compleanno dei suoi otto anni. Iniziò a ridere di gusto, contagiando chiunque fosse in fila.

Ruggero, inizialmente sconcertato, provò a ribellarsi. Ma il profumo di rose che emanava dalle vaschette era così inebriante che si ritrovò, quasi senza accorgersene, a sorridere a sua volta. La severità si sciolse, sostituita da un'incredibile voglia di scherzare. In pochi minuti la gelateria si trasformò. Ruggero iniziò a creare combinazioni assurde: cioccolato e rose per il ragazzino indeciso, fragole e sogni per la signora.

E la fila fuori non era più un problema, ma un'occasione per chiacchierare e ridere tutti insieme. La piazza intera si riempì di gente che mangiava gelati canterini, celebrando un martedì qualunque come se fosse la festa più importante dell'anno.

Dall'alto del condizionatore, Tasticcino osservava il gelataio, ora spettinato e felice, che serviva coni con una grazia inaspettata. Si sistemò il tappo di plastica in testa e se la svignò verso la porta, pronto per la prossima missione. Perché, in fondo, non c'è ingiustizia che non si possa raddrizzare con una spolverata di magia e il coraggio di sorridere un po' di più.

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