In un faro dove nessuno ascolta più il mare, una nebbia ostinata avvolge tutto. Tra tazze rotte e ricordi dimenticati, la Magikita Nebbia Secca e il suo Animagikito Tentabrio preparano un piccolo incantesimo. A volte basta un suono per far tornare il mondo ad ascoltare.

0:00

La storia

Nebbia Secca nel faro delle tazze rotte. Il faro di Punta Grigia aveva un problema curioso. Nessuno ascoltava più il mare. I pescatori entravano nel porto guardando mappe luminose, i turisti fotografavano le onde senza sentirle davvero. Persino il guardiano del faro, Aldo, passava le notti con le cuffie nelle orecchie a compilare moduli sul computer.

E il mare, quando viene ignorato troppo a lungo, comincia ad offendersi. Quella sera arrivò una nebbia così fitta che sembrava latte versato dal cielo. Le sirene del porto ululavano, le barche rallentavano e Aldo, invece di controllare il segnale del faro, stava bestemmiando contro una tazza rotta. «Perfetto, pure questa!» La incollò male con il nastro adesivo e la lasciò sul davanzale insieme ad altre tazze scheggiate che non aveva mai avuto il coraggio di buttare.

Da dietro il vecchio armadio delle boe sbucò una risatina. Nebbia Secca era una Magikita fata, magrissima e luminosa, con un impermeabile cuscito usando vecchie mappe nautiche e stivali fatti di tappi di sughero. Portava una collana di cucchiaini piegati che tintinnavano quando camminava. Sentiva la nostalgia come altri sentono il freddo, e lì dentro ce n'era talmente tanta da appannare perfino i vetri. Al suo fianco comparve il suo Animagikito, un minuscolo polpo color rame chiamato Tentabrio, che adorava aggiustare oggetti infilando tentacolini dappertutto.

Nebbia Secca sfiorò una delle tazze incrinate. «Questo qui non aggiusta niente», disse piano, «conserva soltanto le cose nel momento in cui si sono rotte.» Tentabrio fece blob con aria d'accordo. Fu allora che la fata ebbe la sua idea, una pessima idea, quindi perfetta. Aspettò che Aldo scendesse a controllare il generatore e saltò sul tavolo delle tazze. Tentabrio iniziò a correre da una tazza all'altra, lasciando dentro minuscole gocce di acqua marina luminosa. Nebbia Secca, invece, soffiò nella ceramica un pizzico di nebbia del faro.

Le crepe cominciarono a brillare, poi a suonare. Ogni tazza emetteva un suono diverso: una sembrava vento tra le corde, un'altra imitava le onde contro il molo, una faceva il verso dei gabbiani ubriachi del porto. Quando Aldo rientrò, sobalzò. Le tazze suonavano da sole, non forte, piano, come se il mare stesse bussando.

L'uomo si avvicinò lentamente, sfiorò quella col manico spezzato e all'improvviso ricordò una notte di vent'anni prima, quando sua moglie rideva bevendo tè proprio dentro quella tazza, mentre fuori infuriava una tempesta. Non fu tristezza, fu calore: un calore così improvviso che Aldo si tolse le cuffie dopo mesi. Rimase lì ad ascoltare. Il mare, la nebbia, le tazze: perfino il faro sembrava respirare meglio.

Allora fece una cosa che non faceva da anni. Spalancò le finestre della torre. Il suono uscì nel porto, i pescatori alzarono la testa, i turisti smisero di fotografare. Le barche rallentarono per ascoltare quella specie di concerto storto e meraviglioso di ceramica e onde, e la nebbia si aprì, non tutta insieme, piano, come una tenda tirata da mani gentili.

Dal punto più in alto del faro, Nebbia Secca osservò le luci tornare visibili, una ad una, sopra il mare nero. Tentabrio dormiva dentro una tazza da caffè con mezzo biscotto sul fondo. La fata sorrise guardando Aldo, che finalmente si era seduto senza computer, senza cuffie, senza fretta, ad ascoltare il rumore dell'acqua contro gli scogli.

Certe cose, rotte, non chiedono di essere dimenticate: chiedono solo qualcuno disposto ad ascoltare come suonano adesso.

Il tuo carrello: 0,00 € (0 prodotti)