Fogliolina e il furgoncino dei fritti. La friggitrice dello sfrigolo, un piccolo camioncino di metallo parcheggiato all'angolo della piazza del mercato, sputava fumo bianco e denso che odorava di olio esausto, pastella bruciacchiata e asfalto bollente. Il tramonto tingeva il cielo di un arancione stanco, ma sotto il tendone del furgone l'aria era irrespirabile, carica di una tensione che tagliava le gambe.
Simone, il giovane cuoco, gettava i pezzi di verdura nel grasso bollente con gesti rabbiosi, ignorando il tintinio metallico dei cestelli e sbuffando a ogni ordine. Era logorato da una routine che spegneva. Da mesi quel lavoro ambulante gli sembrava solo una condanna grigia, fatta di scottature e clienti frettolosi, e la passione per la cucina era affogata nell'olio bollente. «Un'altra porzione, muoviti, ho fretta!» urlò dal bancone una cliente spazientita, guardando l'orologio con la tipica freddezza di chi pretende tutto subito.
Simone non rispose, ma strinse i denti così forte che la mascella gli fece male, mentre il suo furgoncino diventava una trappola di malumore che allontanava persino il profumo del cibo. Nascosta dentro un vecchio scolapasta d'acciaio appeso al soffitto, una creaturina minuscola mosse le orecchie. Era Fogliolina, una Magikita delle birichine, una folletta grande quanto un accendino. Indossava una giacchetta strampalata, fatta di carta da forno spiegazzata e legata con un filo di spago d'arrosto, e in testa portava un cappellino sbarazzino ricavato da una buccia di limone essiccata.
Fogliolina captava la tristezza spenta del cuoco come un pizzicore acido sotto i piedi. I folletti sentono le emozioni e intervengono, e lei adorava usare un pizzico di monelleria innocente per raddrizzare le piccole ingiustizie della quotidianità. «Questo ragazzo sta friggendo il suo talento nel rancore», pensò la folletta, sistemandosi il cappellino di limone. «Ci vuole un dispetto saporito dei miei per cambiargli la giornata».
Sgattaiolò fuori dalla scolapasta in punta di piedi, invisibile agli umani. Sul ripiano d'acciaio, accanto alla friggitrice, c'era un mazzetto di foglie di salvia fresca, destinate alla pastella. Fogliolina ci saltò in mezzo, tirò fuori dalla tasca una boccetta di essenza di rugiada di Taramundi, ne versò tre gocce dorate sulla foglia più grande e, ridendo sotto i baffi, ci soffiò sopra una polverina di zenzero magico.
Il trucco magico, concreto e fisico, nato proprio dagli ingredienti di quel posto, si innescò all'istante. Quando Simone afferrò la foglia di salvia, la immerse nella pastella e la gettò nell'olio, il furgoncino non emise il solito sfrigolio sordo. Dalla friggitrice si sollevò una nuvola di vapore dorato, che profumava intensamente di vento di montagna, burro chiarificato e menta selvatica.
Simone si bloccò, sgranando gli occhi. La pastella intorno alla salvia non si limitò a dorarsi: cominciò a gonfiarsi come un piccolo palloncino croccante e leggerissimo, emettendo un suono melodico, un pling pling cristallino che ricordava il tintinnio di piccoli bicchieri di cristallo. Quando la salvia fritta toccò il vassoio di cartone, si mise a fluttuare a due centimetri dalla superficie, vibrando a tempo con la musica della pastella.
Simone, sbalordito, ne prese una e diede un morso. Il croccante fece crack e la sua mente fu invasa dal ricordo esatto di quando, da bambino, assaggiava i piatti segreti della domenica, liberi da ogni fretta. La routine che lo spegneva si dissolse, lasciando il posto a un sorriso enorme e spontaneo che non mostrava da anni. «Ma questo è un miracolo di frittura!» esclamò, e i suoi occhi tornarono a brillare di pura creatività.
Il contagio fu immediato. La cliente frettolosa, avvolta da quel profumo di montagna, addentò la sua porzione e la sua freddezza si sciolse in una risata sonora. Smise di guardare l'orologio e iniziò a chiacchierare con un anziano signore che passava di lì. In pochi minuti una folla di sconosciuti si radunò attorno al furgoncino, attirata da quella musica croccante e dal profumo celestiale.
La gente si connetteva, condivideva i cartocci di salvia fluttuante, rideva e ballava sul marciapiedi. Quell'angolo grigio si era trasformato in una piccola festa di paese. Simone, con le maniche rimboccate e il cuore leggero, friggeva a ritmo di musica, inventando pastelle impossibili e regalando gioia a chiunque si avvicinasse.
Dall'alto dello scolapasta, Fogliolina osservava la baraonda con le mani sui fianchi, godendosi lo spettacolo. Il suo dispetto giocherellone aveva raddrizzato l'anima del cuoco. Si sistemò la giacchetta di carta da forno, fece una risatina soddisfatta e si infilò in una cassetta di limoni freschi, pronta per la prossima avventura. Perché a volte basta una foglia dorata per ricordarsi che anche il lavoro più ripetitivo può diventare una ricetta perfetta per la felicità.