Chicco, Spillo e il segreto della grande serra dei pomodori
Nella stanza dei vasi della fattoria di nonno Pietro, il vecchissimo macchinario per lavare le cassette di legno faceva un rumore tremendo. CLANC, CIACC, CLANC: sembrava un mostro di metallo con il mal di pancia. L'aria lì dentro era fredda e puzzava di fango bagnato, terra scura e concime per i fiori. La luce del pomeriggio faceva fatica a passare attraverso i vetri sporchi di polvere e negli angoli c'erano solo montagne di vasi di plastica vuoti e ragnatele.
Dietro al grande tavolo di legno, nonno Pietro puliva le sue forbici da potatura con un vecchio straccio grigio. I suoi gesti erano secchi e veloci. Da molto tempo il nonno era diventato un po' burbero e super brontolone. Contava ogni singolo seme di pomodoro e non lasciava mai che la sua nipotina, la piccola Lulù, lo aiutasse a piantare nulla. «La terra è una cosa seria, non ci si gioca! Se metti il seme storto, la piantina non nascerà mai!», diceva sempre con la voce arrabbiata, senza nemmeno guardarla.
Lulù si rannicchiava sulla sua sedia, triste e annoiata, pensando che l'agricoltura fosse il lavoro più noioso e brutto del mondo. Ma lassù, sul ripiano più alto, nascosto dietro un gigantesco annaffiatoio rosso sbiadito, qualcuno teneva gli occhi ben aperti. Era Chicco, un Magikito folletto dei boschi, piccolo come un chicco di riso. Vicino a lui, con il nasino all'insù, c'era il suo migliore amico del cuore: Spillo, un Animagikito riccio morbido, grande come una castagna, con una sciarpa rossa fatta con un filo di lana.
Chicco e Spillo sentivano la tristezza della bambina e il broncio del nonno come un venticello gelido che faceva prudere loro il naso. Ai Magikitos non piacciono i musi lunghi e adorano usare la magia per fare dei dispetti super divertenti e colorati. Questo nonno ha chiuso il suo cuore in un barattolo di terra secca, pensò Chicco, facendo l'occhiolino al suo amichetto riccio. Ci serve un trucco goloso e strambo per far tornare il sorriso in quella stanza.
I due piccoli amici scesero giù dall'annaffiatoio, scivolando come fulmini lungo un tubo di gomma. Sul tavolo del nonno, proprio vicino alle sue forbici, c'era una boccetta di gocce di vitamine liquide per le piante. Spillo, con le sue zampette agili, spinse via il tappo di sughero. Chicco tirò fuori dalla tasca una boccetta di succo magico di taramundi, ne versò tre gocce viola scuro nel flacone e poi, insieme al riccio, ci soffiò sopra con tutte le sue forze, mandando una scia di brillantini invisibili nell'aria. La magia si accese in un secondo.
Quando nonno Pietro prese lo straccio bagnato con quelle vitamine per pulire il tavolo, la pozzanghera d'acqua sul legno iniziò a fare qualcosa di mai visto. Dalla tavola iniziò a salire una nuvola di vapore caldissimo e super profumato, che sapeva di cioccolata calda, biscotti alla vaniglia e Nutella. Il nonno si bloccò con lo straccio in mano, spalancando la bocca per la sorpresa. Sotto gli occhi strabiliati di Lulù, la terra bagnata nei vasi iniziò a gonfiarsi e a fare i capricci.
In un attimo dal terreno spuntò un incredibile e bizzarro cactus dalle spine di cioccolato. Era una piantina grassa, cicciottella, tutta verde e brillante, ma invece delle spine aveva centinaia di deliziose scaglie di cioccolato. Il cactus magico iniziò ad ondolarsi a destra e a sinistra, emettendo una canzoncina allegra che faceva pling pling plom, proprio come un giocattolo musicale. Il broncio di nonno Pietro volò via in un secondo, posò le forbici e sul suo viso apparve un sorriso grandissimo, pieno di gioia, proprio come quando era un bambino anche lui.
Iniziò a ridere a crepapelle, una risata così forte che fece tremare i vetri della stanza. Lulù fece un salto di gioia e corse vicino al tavolo. Allungò la manina e, con delicatezza, staccò una spina di cioccolato dal cactus magico, mettendosela in bocca. Era la cosa più dolce e buona che avesse mai mangiato. Il nonno prese Lulù in braccio e le propose di piantare insieme un intero giardino pieno di piante strambe e fatate, dimenticandosi delle regole noiose dei vecchi schemi.
La stanza dei vasi, prima così grigia e fredda, si era trasformata nel posto più felice e dolce del mondo, dove un nonno e una bambina giocavano finalmente insieme. Lassù, dall'alto dell'annaffiatoio, Chicco e Spillo si diedero un gran cinque con le zampette. Il folletto si sistemò il cappello di ghianda, il riccio si aggiustò la sciarpina e insieme si infilarono nella tasca del grembiulo di Lulù, pronti a partire per una nuova fantastica avventura. Perché a volte basta un briciolo di dolce fantasia per ricordarsi che giocare insieme è il segreto più bello del mondo.