Cosa significa
Verbo friulano che descrive l'arte di raccontare storie lunghe e divagate al bar dell'osteria di paese, con tono poetico-filosofico, mescolando ricordi della guerra, aneddoti della cantina del nonno e considerazioni sulla pioggia del Tagliamento di stagione. Si dice del compaesano di Udine, Pordenone o Tolmezzo che, una volta seduto al tavolo della stua davanti al tajut di Refosco, comincia un racconto senza più darsi un orario di fine, mentre gli amici annuiscono pazienti e ordinano il secondo bicchiere della serata invernale.
Esempi d'uso
"Uè Pieri, oggi hai brotato così tanto che mi sembrava di essere in un film!"
"Oh Pieri, oggi al tavolo dell'osteria del centro di Spilimbergo hai brotato così tanto sui ricordi del nonno alpino del fronte del millenovecentoquindici che mi sembrava di essere in un film di Olmi sulla montagna friulana del dopoguerra, e il barista del banco ha portato il quarto giro di tajut prima del tramonto."
"Il nonno di Tolmezzo ha brotato tutto il pomeriggio della domenica al fogolar del baita del fratello sul Monte Lussari, dalla pesca del salmerino del torrente del paese alla guerra fredda del millenovecento sessanta, e la nipotina di Trieste ha registrato due ore di racconti sul telefono dell'iPhone per la tesina di storia del liceo."
Da dove viene
Dal verbo friulano brotâ, derivato dal latino tardo bruttiare (gemmare, germogliare), attestato in friulano già nel Cinquecento col significato proprio di germogliare e per estensione metaforica di lasciar uscire parole come gemme della pianta. La specializzazione semantica del raccontatore lungo e poetico si è cristallizzata nell'oralità delle osterie friulane di mezza montagna, e resta viva nel parlato di Spilimbergo, Maniago e Forni Avoltri come marca affettuosamente ironica del poeta involontario della serata di paese.
Altri modi di dirlo
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