Sorsino e il treno rovente
Il vagone del treno regionale delle quattordici era caldo come un forno acceso. L'aria condizionata si era rotta a metà viaggio e tutti i passeggeri sembravano gelati sciolti. Nessuno parlava: si sentiva solo il rumore dei ventagli di carta e qualche sospiro disperato.
Il più arrabbiato di tutti era il signor Gualtiero, un signore con una cravatta strettissima e una valigetta di pelle. Sbuffava come una teiera e si lamentava al telefono del caldo, del treno in ritardo e persino di un bambino, il piccolo Enea, che piagnucolava qualche sedile più in là perché aveva tanta sete. Gualtiero lanciò un'occhiataccia al bambino e appoggiò la sua bottiglietta d'acqua di plastica sul tavolino. Era ormai calda e triste, buona solo per annaffiare i gerani.
Ma lassù, nascosto tra i bagagli sulla mensola in alto, c'era qualcuno che trovava quel malumore davvero insopportabile. Era Sorsino, un Magikito della famiglia dei Folletti. Indossava una lucida mantellina fatta con l'etichetta di un'aranciata e aveva in testa un tappo di plastica blu, calzato come un elmetto. I Folletti come lui sentono l'irritazione della gente, la sentono pungere come se fosse un cactus.
Sorsino guardò il signor Gualtiero, poi la bottiglietta d'acqua, e sorrise sotto i baffi. Con un triplo salto mortale silenziosissimo, il Folletto atterrò proprio sul tavolino. Tirò fuori dalla tasca un minuscolo cubetto di ghiaccio magico e lo strofinò sulla plastica della bottiglia. Poi, con l'indice, disegnò due cerchietti tondi tondi in mezzo alla condensa.
All'improvviso, sulla plastica spuntarono due enormi e buffissimi occhi a palla. Il signor Gualtiero allungò la mano per bere, ma la bottiglia sbatté le ciglia di condensa e lo fissò. Gualtiero si bloccò, con la mano a mezz'aria e la bocca spalancata. La bottiglia con gli occhi fece una specie di starnuto acquoso, si mise a ondeggiare a destra e a sinistra sui suoi bordi di plastica e… spruzzò una nuvoletta di vapore freschissimo, profumato di menta e limone.
L'uomo cercò di fare la faccia arrabbiata, ma quell'aria fresca era così deliziosa che i suoi baffi si arricciarono all'insù. Senza volerlo, scoppiò in una risata fragorosa. A quel punto la bottiglia dispettosa fece un saltino e scivolò giù dal tavolo, iniziando a pattinare lungo il corridoio del treno come un pinguino impazzito. A ogni passo spruzzava fontanelle di aria gelida e goccioline rinfrescanti.
Il piccolo Enea si mise a rincorrerla, ridendo a crepapelle, e persino Gualtiero si slacciò la cravatta, unendosi al gioco per cercare di acchiapparla. In due minuti l'aria del vagone divenne fresca e leggera, come quella di una montagna. I passeggeri, prima tristi e sudati, ora si passavano la bottiglia saltellante, sorridendo e chiacchierando come vecchi amici.
Dalla mensola dei bagagli Sorsino si raddrizzò il tappo blu sulla testa e fece l'occhiolino al piccolo Enea, che stava bevendo l'acqua più fresca del mondo. Poi, silenzioso come un soffio di vento, il folletto sgattaiolò via verso la carrozza successiva. Perché a volte basta un po' di freschezza inaspettata per sciogliere anche il malumore più appiccicoso.