Inzuppo e il purè di biscotti azzurri. La panetteria Crosta Dura era famosa in tutta la città per una cosa sola: la noia. Niente ciambelle con gli zuccherini, niente bignè alla crema, e guai a chiedere una fetta di torta. Il signor Bernardo, il panettiere, impastava solo filoni di pane sciocco e grissini così pallidi che sembravano tristi. «Il cibo è una cosa seria, non un giocattolo», ripeteva sempre sistemandosi gli occhiali sul naso.

Quel pomeriggio fuori pioveva e la piccola Sofia aveva il naso schiacciato contro la vetrina. Sperava di vedere almeno un biscottino a forma di stella per tirarsi un po' su il morale, ma l'unico vassoio esposto era pieno di cracker grigiastri. Sofia sospirò così forte che appannò il vetro in un istante. Ma dietro un grosso sacco di farina, nell'angolo più polveroso del bancone, c'era qualcuno che non sopportava affatto i sospiri tristi.

Era Inzuppo, un Magikito della famiglia dei Folletti. I Folletti come lui sentono la delusione dei bambini nell'aria, pungente come l'odore del bruciato. Inzuppo era vestito con una giacchetta fatta di vecchi sacchetti di carta per il pane e portava in testa un pirottino da cupcake rovesciato, che usava come un buffissimo cappello da cuoco.

In quel momento, nel retrobottega, il signor Bernardo si stava preparando il pranzo: una noiosissima scodella di purè di patate senza burro, senza sale e decisamente senza gioia. «Qui ci vuole un pizzico di rivoluzione golosa», pensò Inzuppo tra sé e sé, sfregandosi le minuscole manine. Con un balzo silenzioso il Folletto atterrò sul tavolo da lavoro, tirò fuori dalla tasca della giacchetta uno stuzzicadenti che usava come mattarello magico e una manciata di polvere scintillante che profumava di vaniglia e cacao.

Mentre Bernardo si girava verso il cassetto per prendere un cucchiaio, Inzuppo picchiettò tre volte sul bordo della scodella con lo stuzzicadenti. Poi soffiò la sua polverina magica direttamente nel piatto. Quando il panettiere si voltò, sgranò gli occhi: il suo triste purè grigio non c'era più. Al suo posto, nella scodella, gorgogliava un cremosissimo e morbidissimo purè azzurro cielo. E non profumava di patate lesse, ma emanava un profumo caldo e irresistibile di biscotti appena sfornati.

Bernardo, incredulo e con i baffi che gli tremavano per lo stupore, infilò il cucchiaio in quella strana nuvola blu. Appena lo sollevò, il purè non colò giù in modo noioso, ma si attorcigliò su se stesso formando un perfetto, morbidissimo biscotto azzurro a forma di stella. «Ma che stregoneria è questa?» valbettò il panettiere e, senza nemmeno pensarci, si infilò il cucchiaio in bocca. Sbabam! Il sapore fu un'esplosione di allegria: era dolce, morbido e allo stesso tempo sgrocchierello, e sapeva delle merende felici che faceva da bambino.

Senza riuscire a trattenersi, a Bernardo scappò una risata, poi un'altra, e poi una così forte e di pancia che gli fece saltare gli occhiali sulla fronte. Corse alla porta del negozio, la spalancò e chiamò Sofia, che era ancora lì fuori sotto la pioggia. «Vieni dentro, piccola! Lascia stare i cracker, devi assolutamente assaggiare il mio nuovo purè di biscotti azzurri!»

In pochi minuti la panetteria si riempì di bambini curiosi. Bernardo distribuiva ciotoline di quella pappa azzurra e magica, che cambiava forma a ogni cucchiaiata, trasformandosi in cuori, soli e macchinine. Tutti ridevano, si sporcavano il naso di blu e si leccavano i baffi. Il negozio grigio era diventato improvvisamente il posto più colorato e profumato del quartiere.

Nascosto dietro il suo sacco di farina, Inzuppo si aggiustò il pirottino in testa e sorrise, soddisfatto del suo capolavoro. Si pulì una briciola azzurra dal gilet e sgattaiolò via sotto la porta a vetri, pronto per una nuova avventura. Perché a volte basta un po' di colore e una spolverata di dolcezza per ricordarci che la vita è troppo bella per essere mangiata senza sorriso.

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