Il ragazzo che aiutava a cercare
Raccontata da Francesca
Il ragazzino che aiutava a cercare. Il bidello di quella scuola faceva cose stranissime quando calava il buio, appena chiuso il portone, prima di andarsene a letto. Una sera ballava con lo spazzolone, un’altra si metteva a cucinare nell’ufficio del preside. Nessuno lo sapeva. Beh, uno sì.
Nella scatola degli oggetti smarriti, tra sciarpe orfane e portamerende che non si filava nessuno, viveva un Magikito di nome Amedeo. Aveva una bella pancetta a forza di stare sempre seduto e una passione quasi ossessiva: filmare gli umani.
Filmava con una telecamerina trovata un giorno nella spazzatura, poi salvava tutto sulle chiavette che la gente perde e non viene più a riprendersi. Aveva una collezione coi fiocchi: la prof di biologia che si sbafava una ciambella intera in macchina, le partite di basket più belle della ricreazione, il prof di matematica che tirava fuori la calcolatrice per fare 6x4 e soprattutto le cose divertenti che faceva il bidello quando non c’era nessuno. Cose belle, solo cose belle. Le altre che gusto c’era a filmarle.
Fino a quell’anno. Fino a quando arrivò quel ladruncolo. Cominciò con un temperamatite a forma di hamburger, poi una gomma che profumava di fragola, dopo l’album delle figurine di Riccardo tutto intero e un giorno i biglietti del cinema che la nonna di Giulia le aveva regalato per il compleanno. Erano in una busta col suo nome scritto a pennarello: cinque biglietti da dividere con i tuoi migliori amici. Giulia andò a piangere in bagno per non farsi vedere.
Il primo a buttarsi in ginocchio a cercare, sempre, era Matteo. Matteo si infilava sotto i banchi, spostava il termosifone, svuotava il cestino per terra e lo riempiva di nuovo, dava pacche sulle spalle e diceva che magari era caduto per terra.
Amedeo lo beccò senza volerlo e nel modo più scemo del mondo. Stava filmando Chiara, che si era addormentata in piedi appoggiata alla finestra, e in fondo all’inquadratura, piccolissima e sfocata, una mano si infilò in uno zaino che non era il suo. Riavvolse, lo rivide, e ancora. Che un ragazzino prenda quello che non è suo, vabbè, può succedere. Amedeo guardava gli umani da secoli e di roba così ne aveva vista a palate. Quello che gli fece ribollire il sangue fu il resto: quel buttarsi in ginocchio a cercare per finta, quelle pacche sulle spalle.
Si rimboccò le maniche. Passò tre settimane a schiacciare REC. Filmò la mano nello zaino di Riccardo, filmò gli sguardi al corridoio a destra e a sinistra come chi sta per attraversare la strada, filmò la scatola di biscotti nell’armadietto, la busta del compleanno ancora chiusa, e filmò anche le pacche, tutte. Poi mise a segno il colpo da maestro della sua vita.
Il giorno dopo toccava presentare la ricerca sui vulcani e Matteo teneva la sua presentazione su una chiavetta nell’armadietto. Amedeo passò la notte a montare tutti i clip che aveva, poi cancellò dalla chiavetta il video della presentazione e al suo posto ci infilò il montaggio con lo stesso identico nome: vulcani attivi del pianeta.mp4.
Matteo andò alla lavagna bello tranquillo, infilò la chiavetta, si piazzò bene davanti a tutti e schiacciò play. E quello che apparve sul muro alla massima risoluzione non era un vulcano, neanche per sbaglio. Era la sua stessa mano che si infilava nello zaino di Riccardo. Nessuno disse niente. Nemmeno una risata. Ventiquattro ragazzini zitti. Un silenzio che in una scuola non si sente mai. Arrivò il secondo video. E il terzo. Matteo diventò rosso come un peperone. La prof corse a spegnere il proiettore, ma a quel punto erano già arrivati alla scatola di biscotti. E scoppiò a piangere davanti a tutti.
I giorni successivi furono i peggiori della sua vita. E non perché qualcuno gli urlasse contro. Nessuno gli urlò contro. Nessuno gli disse proprio niente, che è molto peggio. Gli lasciavano posto in fila e guardavano da un’altra parte. Mangiava da solo in una mensa piena di gente. Finché un giovedì Giulia si sedette accanto a lui col vassoio. Non gli disse niente di carino, non lo perdonò a voce alta, non gli fece la predica. Fece scivolare il suo budino sul tavolo fino a piazzarglielo davanti e disse: «Tieni, tanto a me non piace». E si mise a mangiare.
Il giorno dopo erano in due. Quello dopo il tavolo intero. Un lunedì Matteo arrivò prima di tutti, con la scatola di biscotti sotto il braccio, e cominciò a posare ogni cosa sul suo banco: le temperamatite, la gomma, le figurine, la busta col nome a pennarello ancora chiusa. Non aprì bocca e nessuno lo costrinse ad aprirla.
Da allora, della scatola degli oggetti smarriti si occupa lui. Sa benissimo di chi è ogni sciarpa. Si infila sotto i banchi, sposta il termosifone, svuota il cestino per terra e lo riempie di nuovo. Solo che adesso, quando aiuta a cercare, trova.
Amedeo cancellò il video dei furti senza pensarci due volte. Ma l’idea delle presentazioni gli è piaciuta troppo e adesso ogni tanto infila i suoi clip preferiti in quelle degli alunni. Dicono che da allora il bidello è diventato famoso per le sue scenette e tutti pensano che sia stato lui a fare giustizia quel giorno.