Gommina e Spruzzetto nella cabina della funivia fermata. La brezza gelida che saliva dalla vallata scuoteva la cabina numero 7 della funivia di arroccamento, bloccata da oltre un'ora, sospesa nel vuoto tra due piloni di metallo arrugginito. L'aria all'interno di quell'abitacolo di vetro e lamiera era gelida, impregnata di un odore acuto di alluminio freddo, fumo stantio e del panico trattenuto dei passeggeri. Una luce grigiastra invernale filtrava dai finestrini irrigati dal nevischio, proiettando ombre pesanti sui volumi dei bagagli ammassati sul pavimento.
Seduto sulla panchina di metallo c'era il signor Ruggero. Stringeva il manico del suo ombrello con le nocche sbiancate, la fronte aggrottata in una smorfia di pura freddezza e le spalle contratte sotto il cappotto pesante. Era un uomo ossessionato dal controllo e dalla fretta cronica, e quel guasto meccanico lo stava trasformando in un vulcano di antipatia. «Un'efficienza ridicola, ho un appuntamento d'affari improrogabile e siamo qui a perdere tempo, sospesi nel nulla!», sbraitava, fulminando con lo sguardo i suoi due compagni di sventura, una studentessa timida e un anziano signore, che si rimpicciolivano sulla panchina di fronte per evitare i suoi scatti d'ira. Questo sfogo prepotente isolava l'abitacolo, rendendo quell'attesa già spaventosa ancora più insostenibile.
Nascosta dentro la fessura della plafoniera della luce d'emergenza, una creaturina muoveva l'orecchio in sdegno. Era Gommina, una Magikita della famiglia dei Folletti, grande non più di un evidenziatore. Indossava una salopetta strampalata, ricavata interamente da un vecchio nastro isolante azzurro e giallo intrecciato a mano, e in testa portava un cappellino a punta ricavato da un guscio di nocciola selvatica. Al suo fianco, aggrappato al cavo elettrico scollegato, c'era il suo compagno dell'anima: Spruzzetto, un Animagikito scoiattolo, che indossava una mantellina fatta con un pezzo di stoffa scozzese. Spruzzetto muoveva i baffi con la tipica ironia delle bestiole di Taramundi, osservando l'umano scontroso.
«Questo uomo sta misurando i minuti con il metro della rabbia», pensò Gommina, scambiando un'occhiata d'intesa con il suo compagno animale. «Ci vuole un meccanismo birichino per ribaltare la gravità di questa cabina». Spruzzetto emise un leggerissimo squittio, che era il suo modo di dare l'approvazione, e i due si misero all'opera. Scivolarono giù lungo la guarnizione di gomma della porta, fino a raggiungere la borsa del signor Ruggero, da cui spuntava un tubetto di crema idratante per le mani e una boccetta di acqua minerale. Spruzzetto, con la sua agilità da roditore, svitò il tappo del tubetto con i dentini, mentre Gommina tirava fuori dalla salopette una boccetta di essenza di succo di lamponi magici di Taramundi.
Ne versò cinque gocce fucsia nella crema e, ridendo sotto i baffi con una faccia da furbacchiona, ci soffiò sopra una spolverata di polvere di quarzo frizzante. Il trucco concreto e sorprendente, nato proprio dagli elementi di quel microcosmo bloccato, si attivò in un istante. Dalle fessure della borsa non uscì un fluido normale, ma iniziò a sprigionarsi una nuvola di vapore denso, lucido e caldissimo, che profumava intensamente di fragoline di bosco, menta e biscotti appena sfornati. Il signor Ruggero si bloccò a metà di una lamentela, sgranando gli occhi.
La magia si espanse all'interno dell'abitacolo con un colpo di scena incredibile. Quel vapore fucsia, toccando le pareti di vetro appannate dal gelo, prese consistenza fisica. Davanti ai passeggeri sbalorditi, le macchie di nevischio sui finestrini iniziarono a trasformarsi in decine di minuscole e assurde foche fucsia tridimensionali, fatte di una gomma morbida e semitrasparente che risplendeva di luce propria. Queste foche fucsia iniziarono a nuotare e a scivolare lungo i vetri della cabina, emettendo un suono ritmico e melodico, un plim-plom cristallino che ricordava il suono di uno xilofono suonato dal vento, mentre applaudivano gioiosamente con le loro pinne gommate.
La spocchia e la freddezza che irrigidivano i gesti del signor Ruggero si sciolsero all'istante, sostituite da uno stupore fanciullesco. Lasciò cadere l'ombrello sul pavimento, mentre i suoi occhi severi si riempivano di una meraviglia che non provava da anni. Il contagio travolse l'intera cabina. La studentessa timida allungò un dito e sfiorò una foca fucsia che le fece l'occhiolino dal vetro. L'inattesa dolcezza del gesto le strappò una risata sonora e anche liberatoria, che ruppe completamente il ghiaccio. L'anziano signore invece iniziò a scherzare e il signor Ruggero, completamente trasformato, si unì al gruppo con un sorriso enorme, spontaneo e leggero, che gli cancellò ogni ruga dal viso.
Cominciò a battere le mani a tempo con la musica delle pinne e delle foche, offrendo le sue caramelle ai compagni di viaggio e scusandosi per la sua precedente rigidità. Quella trappola di metallo sospesa nel vuoto era diventata una piccola festa ad alta quota. Quando la funivia emise un forte sussulto e i motori ripartirono, la cabina scivolò verso la stazione di arrivo, mentre il vapore e le foche si diradavano piano piano, lasciando i vetri perfettamente puliti e i passeggeri intenti a scambiarsi i numeri di telefono con una complicità nuova.
Dall'alto della plafoniera, Gommina e Spruzzetto contemplavano quel risveglio di gentilezza, dondolando le gambette. Lo scoiattolo si rannicchiò vicino alla folletta, emettendo un piccolo squittio di piacere mentre lei gli grattava il muso. Il loro dispetto giocherellone aveva raddrizzato l'atmosfera della cabina. Gommina si sistemò il cappellino di nocciola, fece una risatina e insieme a Spruzzetto si infilò nella tasca del cappotto dell'anziano signore che si apprestava a scendere, pronta per la prossima avventura.
Perché a volte basta far fluttuare un pizzico di colore assurdo nel grigio per ricordarsi che anche l'attesa più fredda può diventare un ponte perfetto per connettersi con gli altri.