Finestrullo alla caffetteria sospesa.
La prima cosa che si sentiva entrando nella caffetteria Nuvola 2 era il profumo. Non il caffè, quello veniva dopo. Prima arrivava il formaggio fuso. Caldo, burroso, con quel profumo felicissimo che ti si appiccica ai vestiti e ti convince che forse il mondo non è poi così male.
La caffetteria stava all'ultimo piano di un palazzo stretto stretto nel centro di Bell'Ombra, una città grigia dove tutti camminavano velocissimi, guardando in basso, sempre in basso. Scarpe, marciapiedi, cellulari: nessuno alzava mai la testa. Nemmeno per accorgersi che, sopra i tetti, ogni tanto passavano finestre volanti, finestre vere, con tende svolazzanti, gerani, cornici di legno. Sfrecciavano lente tra i palazzi come aquiloni sonnacchiosi, ma quasi nessuno le vedeva, perché nessuno guardava più in su.
Dentro Nuvola 2, intanto, regnava una tristezza ben precisa, quella della fretta educata. «Un cappuccino, grazie, arrivederci, fine.» Niente chiacchiere, niente sorrisi, solo tazzine appoggiate sul bancone come pratiche da sbrigare. E il più stanco di tutti era Elia, il proprietario. Aveva trent'anni e le spalle curve di uno che lavorava troppo. Preparava toast al formaggio fuso dalla mattina alla sera, senza nemmeno assaggiarli più. «Prossimo, toast pronto, attenzione che scotta.» Pareva una macchina con il grembiule.
Nascosta sopra la macchina del caffè, dentro una vecchia zuccheriera crepata, viveva Finestrullo, una Magikita fata. Sì, fata, ma di quelle un po' stropicciate. Portava un impermeabile cucito con tende recuperate dalle finestre abbandonate e una collana fatta di minuscole maniglie dorate. Aveva i capelli spettinati color cielo nuvoloso e occhiali tondi ricavati da due lenti di binocolo rotto. Le fate come lei sentono quando i desideri della gente si chiudono a chiave. E lì dentro sentiva un gran rumore di finestre serrate.
«Tutti chiusi», sospirò guardando la sala. Facce chiuse, cuori chiusi, collo chiuso verso il cielo. Situazione gravissima. Poi vide Elia. Il ragazzo stava preparando l'ennesimo toast, senza nemmeno guardarlo. Il formaggio colava perfetto, dorato, profumato, e lui niente, zero meraviglia. Quello, per Finestrullo, era un dramma. Così prese una decisione assolutamente irresponsabile.
Quella notte uscì dalla zuccheriera, si infilò sul tetto e fischiò verso il cielo. Dal buio comparvero loro, le finestre volanti. Arrivarono planando tra i comignoli con un delicato sbadabam di persiane e tende. Ce n'era una tonda come una bolla, una piena di adesivi vecchi, una minuscola con le tendine a limoni. Finestrullo saltò dalla più grande e batté le ali. «Domattina facciamo aria.»
La mattina dopo, Bell'Ombra si svegliò con una sorpresa. Le finestre volanti stavano atterrando davanti alla caffetteria. La gente si fermò di colpo. «Ma quelle volano?» «È pubblicità?» «Sto ancora dormendo?» Le finestre si aprirono da sole e successe una cosa stranissima: ogni finestra mostrava un cielo diverso. Una dava su un temporale pieno di fulmini viola. Un'altra mostrava un tramonto arancione con balene che nuotavano tra le nuvole. Una faceva vedere una montagna coperta di neve e biscotti giganti, biscotti veri con le uvette.
La gente rimase a bocca aperta. Perfino Elia smise di tagliare il pane. «Ma che diavolo?» E proprio in quel momento, una finestra volante si spalancò sopra la piastra di toast. Una folata d'aria calda investì il formaggio fuso. Il cheddar cominciò a gonfiarsi. Sfrigolò. Fece plop. E poi si allungò nell'aria come un nastro dorato che iniziò a danzare sopra il bancone. La sala esplose di risate. «Guardate il formaggio!» Una bambina applaudì mentre il formaggio filante volteggiava tra le tazze come un acrobata. Un signore serissimo cercò di prenderlo con la forchetta e finì per ridere anche lui quando il toast gli girò intorno come un frisbee profumato.
Finestrullo, nascosta sopra una lampada, spargeva minuscoli granelli di polvere di finestra. Flick! Ogni finestra aveva un effetto speciale e ogni granello aveva un effetto speciale. Costringeva le persone ad alzare lo sguardo. E quando lo facevano, tac, si accorgevano degli altri. Una ragazza notò finalmente il violinista che suonava ogni mattina sotto il palazzo. Due vicini che non si parlavano da anni si misero a commentare una finestra piena di pesci volanti. Un vecchio insegnava a un bambino come si mangia un toast senza ustionarsi il palato: «Piccoli morsi laterali, tecnica da campione.»
Perfino Elia cambiò faccia. Guardava la sua caffetteria come se la vedesse per la prima volta. Non era un distributore di toast. Era un posto dove la gente poteva fermarsi, scaldarsi, respirare. Così tolse il cartello «consumazione veloce» e ne appese uno tutto nuovo, scritto con un pennarello blu: «Qui si guarda in alto.»
Da quel giorno, nella caffetteria Nuvola 2, nessuno mangiò più in fretta. Le finestre volanti continuavano a passare ogni tanto sopra i tetti di Bell'Ombra. Non sempre. Le magie migliori non fanno orario. Ma chi usciva dalla caffetteria ormai aveva preso l'abitudine di controllare il cielo. E da sopra la macchina del caffè, Finestrullo sorrideva soddisfatta, aggiustandosi gli occhiali storti. Perché a volte basta aprire una finestra giusta per fare entrare aria nuova, perfino nei giorni più chiusi.