Carosellina nel circuito delle nuvole. Sopra il circuito delle nuvole basse, una pista sospesa tra archi di vapore e ponti di foschia, centinaia di cavalli alati stavano scaldando gli zoccoli per la grande gara del carosello. Non era una corsa qualunque: i concorrenti non dovevano soltanto arrivare primi. Dovevano volteggiare in figure perfette tra anelli di vento, spirali di rugiada e bandiere di nebbia danzante.

Eppure, quella mattina, nessuno guardava il cielo. Guardavano le ali degli altri. «Quelle sono più grandi. Lui parte avvantaggiato.» «Lei ha le piume leggere. Io non vincerò mai.» Tra tutti, il più agitato era Nino, un giovane stalliere che lucidava i cavalli con tale foga da consumare gli stracci. Aveva passato settimane a preparare Brillofumo, un cavallo alato color temporale con una sola piuma bianca sulla coda. Continuava a confrontarlo con gli altri. Sempre.

Dietro una tromba d'aria addormentata, nascosta dentro un impermeabile cucito con etichette di vecchi aquiloni e nastri di pacchi regalo recuperati, osservava una creatura minuscola. Era una Magikita. Si chiamava Carosellina. Le fate di Taramondi sentono le emozioni come altri sentono il profumo del pane appena sfornato, e quella mattina l'aria era piena di una puzza sottile: l'invidia. Non cattiva, solo triste, perché stava impedendo a tutti di divertirsi.

Accanto a lei sonnecchiava il suo Animagikito, una gazza argentata di nome Lucicò, grande quanto una tazza da tè. La bestiolina teneva nel becco una collezione di bottoni, ciondoli e pezzetti di specchio rubati al dimenticatoio del mondo. «Li senti?» sussurrò Carosellina. La gazza inclinò la testa. «Pensano che la gara serva a dimostrare chi è migliore.» Lucicò lasciò cadere un bottone. Tic! Era il suo modo di dire che spreco.

La Magikita sorrise. Poi ebbe un'idea, una di quelle idee che fanno prudere le dita. Mentre il pubblico prendeva posto sulle tribune di nuvola, Carosellina e la sua fedele compagna si infilarono tra i piloni della pista. Zac! Tic! Fluff! Lucicò sparse in segreto i suoi pezzetti di specchio lungo il percorso. Carosellina li sfiorò uno a uno con una goccia di rugiada raccolta all'alba. Gli specchi si accesero. Non brillavano. Mostravano.

Quando la gara partì, il primo cavallo attraversò un anello di vento. Fluff! Sotto di lui si illuminò uno specchio. Il cavallo vide se stesso, ma non come appariva: come si sentiva. Vide il giorno in cui aveva imparato a volare. Vide la gioia, la paura. Vide la meraviglia. Per un attimo smise di guardare gli altri. E sorrise.

Il secondo concorrente attraversò un'altra curva. Vide il momento in cui aveva aiutato un puledro impaurito durante una tempesta. Il terzo vide sua madre insegnargli il primo salto tra le nuvole. Il quarto vide la propria goffa caduta durante l'allenamento più difficile e scoppiò a ridere. Uno dopo l'altro, i cavalli cominciarono a ricordare qualcosa che avevano dimenticato: perché amavano volare, non perché volevano vincere. Perché volare era bellissimo.

La trasformazione arrivò a poco a poco, poi tutta insieme. Le figure del carosello divennero più audaci, più creative. Un gruppo disegnò un'enorme spirale nel cielo. Un altro trasformò una curva in una stella. Due rivali che non si sopportavano più si ritrovarono a inseguire una giravolta perfetta fianco a fianco. Perfino Nino, dalla pista, smise di controllare gli altri cavalli. Guardò Brillofumo, solo lui. Il cavallo color temporale stava danzando, non correndo: danzando, e sembrava felice come non mai.

Fu allora che accadde l'imprevisto. La giuria si alzò, consultò i punteggi, controllò le tabelle, ricontrollò tutto. Poi il presidente sbatté le ali e annunciò: «Quest'anno non esiste un vincitore.» Sulle tribune calò il silenzio. «Esistono 118 vincitori. Per la prima volta nella storia del carosello delle nuvole, ogni concorrente ha ottenuto il punteggio massimo nella categoria più importante.» «Quale?» gridò qualcuno. L'anziano giudice sorrise. «La gioia di vivere.»

Poi scoppiò un applauso talmente forte che alcune nuvole si sbriciolarono in coriandoli di nebbia. I cavalli si misero a volteggiare insieme. Il pubblico saltava. Gli stallieri ridevano. Perfino i giudici finirono trascinati in un girotondo aereo che nessuno aveva programmato.

Molto più tardi, quando il sole cominciò a scendere dietro le montagne di vapore, Carosellina osservò la festa dalla cima di una manica a vento. Lucicò stava già recuperando gli specchietti magici uno per uno. Le cose utili non si sprecano mai. «Missione compiuta?» chiese la gazza con un breve gracidio soddisfatto. La Magikita guardò il cielo pieno di cavalli che ancora disegnavano cerchi per puro piacere. «Direi di sì.»

Poi sistemò il cappuccio del suo impermeabile di aquiloni. Diede una carezza alla compagna e sparì tra le correnti della sera. Dietro di lei restò soltanto una pista sospesa tra le nuvole e una certezza leggera come una piuma: quando smetti di misurarti con gli altri, c'è finalmente spazio per accorgerti di quanto è meraviglioso il tuo volo.

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