Bullonetto e l'armadio ballerino. Nel salotto del signor Fausto c'era un profumo intenso di legno fresco, colla e… tantissimo orgoglio. Il signor Fausto era un uomo tutto d'un pezzo, con un paio di baffi fieri e la ferrea convinzione di saper fare tutto da solo.

Quando il furgone delle consegne aveva scaricato i dieci scatoloni del nuovo armadio gigante, sua moglie aveva proposto: «Caro, vogliamo chiamare il falegname?». Ma Fausto, gonfiando il petto, aveva risposto: «Un vero uomo non ha bisogno di aiuto per quattro pezzi di legno!». Cinque ore dopo, la situazione era catastrofica. Il pavimento era completamente sommerso da una montagna di ben 300 viti d'avanzo.

L'armadio somigliava alla torre di Pisa, tutto storto e pericolante, ma il guaio più grande era che il signor Fausto, cercando di spingere un pannello dall'interno, aveva fatto scattare la serratura ed era rimasto completamente intrappolato dentro. «Aiuto! Fatemi uscire! È tutto calcolato, ma tiratemi fuori!», gridava la sua voce attutita da dentro il legno.

Lassù, seduti sul bastone delle tende per godersi lo spettacolo, c'erano due spettatori speciali che stavano letteralmente morendo da ridere. Erano Bullonetto e il suo fedele compagno Picchietto. Bullonetto era un Magikito della famiglia dei Folletti, grande come un righello, con un gilet fatto di nastro adesivo argentato e un bullone di plastica lucida come cappello. Picchietto, il suo Animagikito, era un minuscolo picchio grande come una fragola, che indossava un caschetto protettivo ricavato da un guscio di nocciola.

I due si tenevano la pancia dalle risate, vedendo l'armadio storto che ondeggiava a destra e a sinistra, a causa degli strattoni del signor Fausto. «Direi che questo re del fai-da-te ha ricevuto una bella lezione di umiltà», disse Bullonetto, asciugandosi una lacrimuccia di risata. «È il momento di dargli una mano, ma a modo nostro».

Picchietto fece un cenno deciso con la testa e spiccò il volo. Atterrò sul tetto dell'armadio e iniziò a picchiettare velocissimo con il becco. «Toc-toc-toc-toc-toc-toc-toc-toc-toc!». Nello stesso istante Bullonetto soffiò una manciata di polvere calamitata dritta verso il pavimento. All'improvviso, le 300 viti d'avanzo iniziarono a saltellare sul tappeto come una colonia di grilli impazziti.

«Clic-clac-clic-clac, in fila indiana!». Le viti volarono in aria e si scagliarono lungo i pannelli dell'armadio, infilandosi da sole nei buchi dimenticati dal signor Fausto. Sotto i colpi di becco ritmici di Picchietto, l'armadio iniziò a raddrizzarsi, muovendosi a ritmo di musica, come se stesse ballando un woogie-woogie. Con un gran colpo di scena, le ante si spalancarono da sole e il signor Fausto rotolò fuori, atterrando morbido sul tappeto.

Quando si raddrizzò, rimase a bocca aperta. L'armadio gigante era dritto come un fuso, perfettamente montato e senza nemmeno una vite fuori posto. Il signor Fausto si guardò intorno sbalordito. Capì che da solo non ce l'avrebbe mai fatta e che quel miracolo era un promemoria speciale.

I suoi baffi fieri si rilassarono e, per la prima volta, scoppiò in una bellissima e liberatoria risata, ridendo di se stesso e della sua testardaggine. Quando sua moglie entrò nella stanza con due tazze di tè, Fausto le sorrise e disse: «Hai visto che splendore? Però sai una cosa? La prossima volta lo montiamo insieme».

Dall'alto della tenda, Bullonetto diede una grattatina sulla testa Picchietto. I due amici si scambiarono un'occhiata d'intesa e, leggeri come un soffio di vento, volarono fuori dalla finestra aperta, pronti a portare un pizzico di gioia altrove. Perché a volte un piccolo briciolo di aiuto può raddrizzare non solo un armadio storto, ma anche il cuore più testardo del mondo.

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