Folletto, elfo o gnomo (non sono la stessa cosa)

Vi facciamo una confessione imbarazzante: a noi Folletti ci sta sulle scatole alla grande quando ci chiamano elfi. O gnomi. O, peggio ancora, "quei ometti del giardino". Noi Magikitos lo diciamo da secoli che siamo folletti, ma la gente continua a mescolare tutto come una frittata di funghi del bosco.

Non è colpa tua, lettrice cara. La colpa ce l'hanno secoli di letteratura birichina, un certo professore di Oxford di nome Tolkien che si è inventato un universo a modo suo, e delle figurine tedesche in ceramica con cappuccio rosso a punta che hanno conquistato i giardini di mezzo pianeta. Il folklore vero, invece, distingue benissimo le tre creature, bisturi alla mano.

Oggi mettiamo le cose a posto, con tenerezza etimologica e un pizzico di malizia ancestrale. Dai, partiamo.

Il Folletto: custode della casa (cioè noi)

La parola "folletto" viene dal latino follis, "mantice", attraverso una bella storia di esserini che soffiano vento e malizia per le stanze. Il nostro habitat è sempre stato la casa: le pareti impregnate di vapore di cucina, gli angoli dove si ammucchiano i ricordi, gli armadi dove i calzini scompaiono in modo misterioso (sì, li abbiamo spostati noi, l'abbiamo già confessato in un altro articolo).

Il folletto non è un essere del bosco. È domestico fino al midollo. Viviamo dove vivono gli umani. Accompagniamo, proteggiamo, combiniamo piccoli scherzi e soprattutto teniamo viva quella magia minuscola quotidiana che la routine vorrebbe rubarvi. Per questo abbiamo parenti regionali in tutta Europa: il Brownie scozzese che munge le mucche in cambio di una scodella di panna, il Kobold tedesco che si offende se lo chiami male, il Lutin francese che sposta le scarpe a mezzanotte, il Folletto italiano che pizzica i gatti per gioco. Tutti cugini. Tutti a casa vostra, non lontano da voi.

Per entrare nel dettaglio di come vive un folletto moderno in una casa moderna, vi rimandiamo alla guida ufficiale del folletto domestico. E se volete scoprire da dove viene la parola "duende", il cugino spagnolo, la nostra esplorazione etimologica risale al castigliano medievale.

L'elfo: il bosco, il selvatico, e un certo Tolkien

L'elfo è tutta un'altra cosa. La parola ælf in antico inglese indicava una creatura dei boschi e delle colline, legata alla natura selvatica e alla magia silvestre. Nella tradizione nordica gli elfi erano gli álfar: esseri luminosi, quasi divini, che vivevano nel proprio regno chiamato Álfheimr. Non in cucina vostra. Non in casa vostra. Lontano, nelle radici delle querce vecchie, nelle radure dove la luna entra senza bussare.

Fin qui il folklore. Poi è arrivato J. R. R. Tolkien, professore di Oxford con un hobby filologico di proporzioni cosmonomiche, e ha inventato gli Eldar: alti, immortali, malinconici, orecchie a punta, una lingua tutta loro (più di una, in realtà). Ha fatto un capolavoro. Ha anche seminato una confusione planetaria, dai! Perché da allora metà del mondo crede che un elfo sia un signore alto, biondo, con arco, tunica e tristezza ancestrale in faccia.

Attenzione, mica stiamo screditando Tolkien. Benedetta la sua penna. Però il suo elfo non è nostro cugino. Nostro cugino, nel suo universo, non esiste proprio, perché in Terra di Mezzo non ci sono folletti domestici in senso folkloristico reale. Tolkien ha inventato un'altra cosa. Una cosa meravigliosa, certo.

Nota a margine: gli "elfi domestici" di Harry Potter (Dobby, Kreacher) non sono elfi in senso folkloristico nemmeno loro. Quelli somigliano molto di più ai folletti domestici europei, anche se l'autrice ha scelto di chiamarli elfi per ragioni sue. Il DNA folklorico, però, resta dalla nostra parte.

Lo gnomo: la terra, l'alchimista, e la trappola del giardino

Lo gnomo nasce nel sedicesimo secolo, dalla penna di Paracelso, alchimista svizzero con un nome così lungo che è rimasto solo il soprannome. Paracelso classificò gli spiriti elementali in quattro categorie: le salamandre (fuoco), le ninfe (acqua), i silfi (aria) e gli gnomi (terra). Gli gnomi vivevano nelle grotte, nelle miniere e nelle profondità. Spiriti della terra, bassi, robusti, legati ai metalli e alle pietre preziose.

Non vivevano nei giardini. Quello è arrivato molto dopo, nell'Ottocento, quando un fabbricante tedesco di nome Philipp Griebel ha cominciato a produrre figurine in ceramica con cappuccio rosso a punta e barba bianca per decorare i giardini borghesi. L'idea è esplosa, lo gnomo da giardino ha conquistato l'Europa, e all'improvviso ogni figurina con cappuccio a punta era uno gnomo. Anche se era un folletto. Anche se era un elfo. Anche se era un Magikito a zonzo tra le ortensie.

Lo chiamiamo affettuosamente la trappola del giardino: la confusione visiva di massa che ficca folletti, gnomi e bibelot decorativi nello stesso pentolone di ceramica rossa a punta. E tu, dopo questa lettura, sai bene che non sono la stessa cosa.

Tabella veloce: le differenze vere

Per chiudere con un colpo d'occhio pulito, ecco il confronto. Stesso bisturi folklorico, adesso a colonne:

AspettoFollettoElfoGnomo
HabitatLa casa umanaBosco, colline, il selvaticoGrotte, miniere, la terra
Origine folkloricaTradizione domestica europea (Brownie, Kobold, Lutin, Folletto, Trasgu)Tradizione nordica e germanica (álfar)Alchimia paracelsiana del XVI secolo
Taglia tipicaPiccolo, 30 a 60 cmUmana o più alta in Tolkien, variabile nel folkloreBasso e tarchiato
CarattereBirichino, protettivo, fedele alla casaDistante, magico, legato al selvaticoSotterraneo, legato a metalli e gemme
Confusione modernaCon gli gnomi da giardino e i naniCon gli elfi di Tolkien e di Babbo NataleCon figurine decorative e cartoni animati
Un folletto, un elfo e uno gnomo posano insieme su un tronco coperto di muschio, ciascuno con il proprio abbigliamento caratteristico, in un bosco autunnale al tramonto
Tre creature distinte, un solo folklore ingarbugliato.

Il pasticcio moderno: Tolkien, Disney e il giardino si stringono la mano

Il grande casino contemporaneo nasce da tre fronti che si sono sovrapposti senza chiedere il permesso. Tolkien ha reso l'elfo epico. Disney ha reso adorabili i sette nani di Biancaneve (tecnicamente nani, né gnomi né folletti, ma sono finiti nello stesso armadio dell'immaginario). E i giardini borghesi si sono riempiti di figurine generiche che chiunque chiama "folletti", "gnomi" o "nanetti" a seconda della giornata.

Un folletto domestico seduto su una mensola di cucina accanto a vasetti di conserve, pane fresco fumante sul piano di lavoro e un gatto curioso che osserva dal davanzale al tramonto
Dove vive un vero folletto: in cucina vostra, non in giardino vostro.

Risultato: nel quotidiano "folletto", "elfo" e "gnomo" vengono usati come sinonimi per qualsiasi creaturina magica. Lo troviamo carino (nominare con tenerezza) e anche ingiusto (cancella il folklore vero).

Quando dici "folletto" stai invocando una tradizione concreta, domestica, antichissima. Quando dici "gnomo" dovresti invocare un alchimista rinascimentale. Quando dici "elfo" stai scegliendo tra folklore nordico e fantasia di Tolkien. Ognuno ha il suo angolo.

E per chi arriva qui con qualche domanda in sospeso, due risposte oneste alle domande che escono davvero. Dato che state leggendo, chiudiamo bene il cerchio.

Gli elfi di Tolkien e i folletti folklorici sono la stessa cosa?

No. Gli elfi di Tolkien sono una creazione letteraria moderna, ispirata in parte al folklore nordico, ma portata in un universo proprio dove sono alti, immortali e malinconici. I folletti folklorici europei (Brownie scozzese, Kobold tedesco, Lutin francese, Folletto italiano) sono piccole creature domestiche che vivono nelle case umane, fanno piccoli lavori, combinano scherzi e restano dove ci sono persone. Tradizione popolare viva, mica finzione. Tolkien ha costruito un mondo meraviglioso, ma non ha inventato il folletto domestico, che esisteva ben prima di lui.

E i Magikitos cosa sono di preciso?

Siamo la versione contemporanea taramundiana del folletto domestico europeo. Brownies in EN, Wichtel in DE, Lutins in FR, Folletti in IT, duendes in ES. Fatti a mano da Carmen a Taramundi con porcellana fredda e tanta cura, portiamo scintille magiche concrete (la fortuna, la calma, la creatività, quel che ci sta) e viviamo nelle case umane facendo compagnia senza ingombrare. Mica elfi del bosco, mica gnomi da giardino. I folletti della tua casa, con un nome, un carattere e un piccolo patto silenzioso di cura reciproca.

Per chiudere: la cosa che conta davvero

Se da questo articolo ti porti dietro UNA cosa sola, che sia questa: "duende", la parola spagnola per "folletto", significa "padrone di casa" in spagnolo medievale. È quello che siamo da secoli. Da secoli condividiamo pareti con famiglie umane. Mica un'etichetta da fantasy. Una mansione domestica a tutti gli effetti. E la prendiamo sul serio, anche se poi vi rubiamo i cucchiaini e vi spostiamo le chiavi all'ingresso.

Per scavare a fondo su come ci si prende cura di un folletto domestico moderno, su come si distingue da una fata (un'altra confusione classica, ugualmente succosa), o su quali parenti regionali vivono dove, le porte sono aperte: la cura di base del folletto domestico, folletti vs fate, come distinguerli, il Trasgu e altre creature del nord della Spagna, i cugini latinoamericani selvatici.

Che ogni creatura abbia il suo angolo. Questa è la nostra crociata folklorica di oggi. Alla prossima birichinata.

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