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Cosa significa

A Milano, il pranzo al sacco che si porta da casa è detto 'schiscèt', termine derivato dall'abitudine di appiattire tutto per farlo entrare nel portapranzo.

Esempi d'uso

"Oggi a lavoro nessuna pausa gourmet, ho con me la mia schiscèt con una lasagnetta che ti invidierebbe anche il cuoco del ristorante sotto!"
"Laura gli ha scritto: 'Ci vediamo per una schiscèt veloce al parco, porta il vino!'"
"La mia schiscèt oggi è un capolavoro di avanzi che manco Cracco: mezza frittata, due olive e un pezzo di pane che sembra un soprammobile."
"In ufficio abbiamo fatto a gara di schiscèt e ha vinto Giulia con il risotto dello zio, che ci siamo scannati pure il cucchiaio."
Tono
Affettuoso Ironico
Dove si dice

Da dove viene

Schiscèt viene dal milanese "schiscià" (schiacciare). Nei cortili e nelle fabbriche di una volta il pranzo si portava in gavette di alluminio dove tutto finiva un po' pestato. È il rumore di quelle cinque vaschette impilate nello zaino, l'odore di casa che si mischia al lavoro, la fatica che sa di risparmio e di amore imbustato.

Altri modi di dirlo

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