Siamo usciti sul sentiero con un freddo da paura e ci siamo messi i guanti… ma erano così grossi che sembravamo due pagnotte a passeggio.
E il guantino fa: “Perfetto, così non toccate il telefono”. Noi: “Grande, e lo schermo come lo sblocchiamo?” E lui, gelido e tagliente: “Non lo sbloccate. Oggi sbloccate la vita”.
Abbiamo riso perché è vero, a volte la miglior ‘modalità aereo’ è un guanto impacciato. Oggi, se ti si scioglie la pazienza, che sia per qualcosa che valga davvero la pena toccare.
Il ghiaccio galleggia solo per fare il bastian contrario
Pillola scientifica
Lo sapevi che...?
La maggior parte delle cose al mondo, quando fa freddissimo, diventa timida e si rimpicciolisce. Si stringe così tanto che finisce per essere super pesante per lo spazietto che occupa. Per questo, se le butti in un fiume o in un secchio d’acqua, vanno giù fino a toccare il fondo. Ma l’acqua è una ribelle con un motivo: quando congela, invece di farsi piccola e cadere in basso, decide di allungarsi, galleggiare e restare lì a salutare dalla superficie.
Per capire questo mistero, prima dobbiamo parlare di densità.
Che cos’è la densità?
Immagina una cassetta di legno come quelle che si usano per portare le bottiglie di sidra. Se la riempi fino all’orlo di sassi di fiume, la cassetta è molto “densa” perché c’è tanta materia schiacciata in quello spazio, e ti costerà una fatica bestiale alzarla. Ma se la svuoti e la riempi di nuovo con lana di pecora suuuper sofficiosa, la maggior parte dello spazio sarà in realtà aria, e la cassetta peserà pochissimo anche se è della stessa misura. Questa è la densità: quanto le “cosette” stanno vicine o lontane dentro uno spazio.
Ora pensa alle molecole dell’acqua come a mattoncini Lego. Quando l’acqua scorre tra le cascate di Taramundi, questi pezzi sono liberi e scombinati, si muovono di qua e di là. Di solito, raffreddandosi, dovrebbero avvicinarsi per occupare meno spazio e diventare più densi. Però all’acqua piace il suo spazio personale. Quando congela e diventa ghiaccio, i mattoncini si danno la mano lasciando buchi enormi tra uno e l’altro, come se stessero costruendo un igloo con un sacco di finestre.
Avendo così tanto “vuoto” nella sua forma, il ghiaccio diventa meno denso, quindi più leggero, dell’acqua liquida. Ecco perché galleggia, proprio come un tronco nello stagno, perché dentro ha piccoli canali d’aria.
Nel bosco per noi è chiarissimo: a volte ciò che sembra “fuori posto” o che prende troppo spazio è proprio quello che protegge la vita. Se oggi ti senti una creaturina strana, ricordati che il ghiaccio, facendo il diverso, diventa una coperta che impedisce ai pesci di congelarsi sotto il fiume.
Perché la neve “scricchiola” in modo diverso a seconda del freddo?
Curiosità
Hai notato che la neve può suonare come un biscotto… oppure come del cotone un po’ triste?
Quando nevica e tutto il bosco si veste di bianco, a noi piace un sacco ascoltare cosa dicono i nostri passi. A volte la neve fa rumore da festa e altre volte sembra un po’ “ciuf ciuf”. Non è magia, è la temperatura che ti cambia la colonna sonora degli scarponi senza avvisare.
Perché la neve scricchiola?
Per capirlo, immagina i fiocchi di neve come biscottini di vetro sottilissimi. Quando fa un freddo da brividi (parecchi gradi sotto zero), quei biscottini sono rigidi e duri. Quando ci cammini sopra, si spezzano tutti insieme. Quel “crack” che senti sono migliaia di micro-strutture di ghiaccio che saltano in pezzi sotto il tuo peso. È come sbriciolare cereali super croccanti in una ciotola.
Invece, quando il sole scalda un filo e siamo vicini allo zero, la neve diventa pigrona. Sopra spunta una pellicolina d’acqua, come se i biscotti si fossero bagnati nel latte e diventassero morbidosi. Invece di rompersi con un suono secco e acuto, i fiocchi si appiccicano tra loro e si deformano senza protestare, assorbendo il rumore invece di lasciarlo uscire. Per questo il passo suona più sordo, più ovattato, come se stessi pestando un mucchio di cotone umido.
È bellissimo perché, senza guardare il termometro, il tuo orecchio e i tuoi scarponi sanno già se il terreno è in modalità croc oppure in modalità morbida. È come un meteo-bollettino all’altezza della caviglia.
Conclusione Magikito: se oggi la tua giornata scricchiola, magari sei in modalità rigida e ti serve un po’ di calma. Se oggi la tua giornata fa “ciuf”, magari ti serve meno durezza e più lasciarti andare. Alla fine, entrambi i suoni ti indicano la strada di casa.
Il giorno in cui il ghiaccio si è scolato un fiume intero
Storia
La Grande Puzza: Londra, 1858. Un caldo che ha sciolto la pazienza
Immaginati la scena: estate a Londra, un caldo di quelli che ti incollano alla sedia, e il Tamigi che scorre con meno acqua di una borraccia vuota. Il guaio è che all’epoca il fiume era la discarica ufficiale di tutta la città. Quando il sole ha iniziato a picchiare sul serio, quella roba è diventata una pentola di schifezze a fuoco lento. La puzza era così cattiva che la gente attraversava i ponti di corsa, con un fazzoletto sul naso.
Cos’è stata la Grande Puzza di Londra?
Fu un momento talmente critico che perfino i politici, che di solito se ne stanno tranquilli nei loro uffici, svenivano come birilli. In Parlamento, che sta proprio accanto al fiume, dovettero inzuppare le tende nel cloro per non crollare in mezzo ai dibattiti. La stampa, con una bella dose di ironia, la chiamò “The Great Stink”. La cosa più curiosa è che, anche se pensavano ancora che le malattie viaggiassero nel cattivo odore, i famosi “miasmi”, lo schifo era così reale che li costrinse a smettere di lamentarsi e a mettersi a costruire.
Grazie a quel tanfo insopportabile, l’ingegnere Joseph Bazalgette progettò una rete fognaria gigantesca che ancora oggi ti farebbe sgranare gli occhi. A volte la storia non va avanti per i grandi discorsi, va avanti perché qualcosa puzza così tanto che non resta altro che sistemarla.
Noi la pensiamo in piccolo: se qualcosa “puzza” nella tua routine, non limitarti a tapparti il naso. Forse è il momento di ridisegnare il tubicino da cui se ne va tutto ciò che non serve più, così la tua vita può tornare a profumare di erba fresca.
Crema di zucca coccolosa con zenzero guaritore
Ricetta magica
Oggi si va di cucchiaio, quello serio. Questa crema è come mettere una coperta di lana sullo stomaco e dirgli: “Tranquillo, al freddo ci pensiamo noi.”
Ingredienti:
600 g di una zucca bella tosta, proprio da vetrina
1 patata media
Mezza cipolla di quelle che pizzicano
Un pezzetto di zenzero fresco, grattugiato con arte
700 ml di brodo di verdure a radice o acqua salata
Un paio di cucchiai di olio d’oliva, quello buono e costoso
Sale e pepe per darle un po’ di brio
Un goccino di panna o qualche semino se ti va di fare l’elegante
Preparazione:
Butta la cipolla nell’olio per qualche minuto finché diventa morbida e trasparente, un po’ svagata. Quando la vedi così, è al punto giusto.
Vai di zucca e patata nella pentola, dai una bella mescolata e aggiungi lo zenzero. Qui parte la magia, quella che ti toglie il freddo dalle ossa in un attimo.
Copri con il brodo e fai sobbollire piano finché è tutto tenero. Poi frulla con decisione fino a ottenere una crema liscia liscia, senza grumi ribelli a rovinarti la festa.
Servi con un tocco di panna o qualche seme sopra, per il crunch, così ti senti che oggi è proprio una gran giornata per essere vivo.
Consiglio del bosco: se l’inverno arriva cattivo, tu vai di cucchiaio. Prima scaldiamo il corpo, poi la testa, se proprio vuole, ragiona.
Sciogliersi al momento giusto è anche coraggioso
Riflessione
«La rigidità sembra forza, finché non ti impedisce di cambiare forma.»
Oggi abbiamo visto una lastra di ghiaccio, tutta seria all’ombra… e al primo raggio di sole ha mollato un filetto d’acqua, senza chiedere scusa.
E ci siamo messi a pensare: che eleganza cedere quando è il momento. Non come una sconfitta, ma come un adattarsi con stile.
Anche noi a volte ci congeliamo, su un’idea fissa, su una risposta automatica, su quel “devo farcela” detto a denti stretti. E ovvio, così non scorre niente. Né la gioia, né il riposo, né quelle soluzioni un po’ sceme ma super utili.
Sciogliersi un pochino può essere semplice come cambiare programma, chiedere un favore, mangiarsi un bel potaje bello sostanzioso o ammettere “oggi sono più fragile” senza farne un drammone. Morbido non vuol dire debole. Morbido è ciò che si muove.
In quale punto della tua giornata potresti mollare di un grado, solo uno, per far tornare a scorrere l’acqua dentro?