Il Singhiozzo sindacalista e lo Sbadiglio DJ

Barzelletta del giorno

Eravamo lì belli tranquilli a chiacchierare vicino a una quercia. Però lì accanto Tito Hipo stava dando colpi con un bastone su una pietra e, proprio vicino a lui, Don Bostezo si grattava la pancia.

Gli diciamo: «Hipo, frate, la puoi piantare?». E lui: «Col cavolo, io non mi fermo mica. Io interrompo con stile, è per quello che lavoro». Noi un po’ spiazzati chiediamo a Don Bostezo se per lui fosse normale. E quello fa: «Uuuuh... lascialo fare quello che vuole, ioooooo passo raaaaga....».

Morale magikita: quando il corpo ti piazza uno stop, non è per farti dispetto, è per farti tornare a respirare come una persona e non come una caffettiera di corsa.

La scienza dietro il singhiozzo e lo sbadiglio

Pillola scientifica

Scommetto che ti è già successo: sei lì tranquillo e all’improvviso, zac, ti parte uno sbadiglio che ti lascia la faccia con una bocca enorme. E poco dopo arriva un singhiozzo che ti dà uno strattone, come se il diaframma avesse la frizione un po’ andata.

Sono entrambi riflessi. Cioè mini-programmi automatici del corpo, come quando il telefono si riavvia “a caso” ma in realtà era solo ora di resettare il sistema.

A cosa serve sbadigliare?

Per anni si è detto che sbadigliamo per mancanza di ossigeno, ma oggi questa spiegazione è un po’ corta. Ora si pensa che lo sbadiglio c’entri di più con il regolare lo stato del cervello (rilassato, in allerta, in modalità nanna, ecc) e con la parte sociale. Immagina lo sbadiglio come un sistema automatico che apre le finestre di una casa rimasta chiusa per un po’: entra aria, si stirano i muscoli del viso, cambia il respiro e il corpo si rimette in assetto, giusto un filo. Ci sono anche studi che suggeriscono che potrebbe raffreddare leggermente il cervello, come quando sollevi il coperchio della pentola per farla smettere di bollire come una matta.

Perché lo sbadiglio è contagioso?

Perché siamo animali da tribù. Vedere qualcuno sbadigliare può attivare nel tuo cervello reti neuronali legate a imitazione ed empatia. È come quando in una sala una persona inizia ad applaudire, poi ne partono altre due, e in un attimo non c’è nessuno che non batta le mani per un momentino. Non è che ti stanno manipolando, è che il tuo sistema sociale sente la chiamata del gruppo.

Nel bosco lo chiamiamo wifi emotivo. Senza dire una parola il tuo corpo si sintonizza con quello del vicino.

Che cos’è esattamente il singhiozzo?

Il singhiozzo è uno spasmo involontario del diaframma (il muscolo che fa da pistone per respirare). Quello spasmo fa entrare aria di colpo e subito dopo la glottide (la porticina della laringe) si chiude in fretta. Da lì arriva il famoso “hic”. È come quando qualcosa non va e gli dai un colpetto per sistemarlo.

Perché viene il singhiozzo quando mangi o bevi troppo in fretta?

Perché il sistema che controlla il singhiozzo è sensibile a irritazioni e movimenti strani nel petto e nella pancia. Uno stomaco troppo pieno, bevande gassate, ingoiare aria, sbalzi di temperatura, tutto questo può svegliarlo. In mezzo a tutta la faccenda ci sono nervi come il vago e il frenico, una specie di cavi che portano messaggi tra pancia, diaframma e cervello. Se questi cavi si agitano, può scattare il riflesso.

Interpretazione dei Magikitos: lo sbadiglio e il singhiozzo sono due promemoria della vita vera. Non tutto si controlla con la testa. A volte la cosa più saggia è accettare l’interruzione, respirare, rallentare e lasciare che il corpo faccia la sua routine di manutenzione senza che tu lo giudichi.

Infuso digestivo minimalista

Ricetta magica

Oggi cuciniamo una ricetta minimal per fare reset al sistema. È un infuso che equivale a mettere una copertina sullo stomaco e dirgli: «ok, ok, shhh».

Ingredienti:

  • 250 ml di acqua (una tazza normalissima, quella di sempre).
  • Un pezzetto di radice di liquirizia (2-3 cm).
  • Opzionale: una strisciolina di scorza di limone senza pesticidi.

Preparazione:

Scalda l’acqua finché sta per fremere, ma senza farla bollire davvero.

Spegni il fuoco, butta dentro la liquirizia e lasciala in infusione per 7-10 minuti. È il tempo giusto per far uscire il sapore senza farlo diventare invadente. Se vuoi il tocco limone, aggiungilo anche tu, ma con discrezione, come chi entra in una conversazione senza interrompere.

Filtra (o pesca la liquirizia con un cucchiaino) e assaggia. Se ti sembra troppo intensa, aggiungi un goccino d’acqua e via, sistemato. Se ti sembra troppo leggera, lasciala un paio di minuti in più. Ognuno ha il suo trucco.

Consiglio del bosco: bevila calda e a piccoli sorsi, il singhiozzo è anche simpatico, ma si taglia meglio quando abbassi il volume pure tu.

L’uomo che ebbe il singhiozzo per decenni

Storia

C’è una storia che, quando l’abbiamo letta in biblioteca, ci ha fatto alzare un sopracciglio: un signore negli Stati Uniti ha avuto il singhiozzo per anni e anni, senza tregua.

Si chiamava Charles Osborne e viveva in Iowa. Secondo i resoconti più citati (e il record che per decenni è stato raccontato ovunque), è iniziato nel 1922 dopo un incidente mentre lavorava, ed è andato avanti fino al 1990. Si parla di più di 60 anni di singhiozzo. Una cosa fuori di testa.

Immagina provare a dormire, parlare o mangiarti uno stufato con un “hic!” che si infila in ogni frase.

Come fa un singhiozzo a diventare storia?

Perché qui non parliamo del singhiozzo classico da bibita bevuta di fretta. Qui entra in gioco il singhiozzo persistente (più di 48 ore) e il singhiozzo intrattabile (più di un mese). In quei casi non fa più ridere. Di solito c’è una causa sotto, e vale la pena controllare con calma.

Cosa può provocare un singhiozzo persistente?

Pensa al singhiozzo come a un allarme super sensibile che scatta se si irrita un pezzo del circuito: il diaframma, lo stomaco, la laringe o i nervi che li comandano. Può comparire per reflusso, per irritazioni, per problemi neurologici, per effetti di alcuni farmaci o per cose che infiammano o danno fastidio nella zona del torace. Non sempre si trova una causa chiara, ma quando dura così tanto, si indaga.

La cosa più Magikito di questa storia è che trasforma una cosa “scema” in una prova di resistenza quotidiana.

Morale Magikita: quando un sintomo diventa pesante, non è per resistere e fare l’eroe. È per ascoltarti e chiedere aiuto senza imbarazzarti. Quando il corpo parla, è perché ha qualcosa da dire.

Quando la vita ti interrompe con uno sbadiglio

Riflessione

"Il corpo non ti rovina la vibe, ti spegne il pilota automatico."

Qui nel bosco lo vediamo chiarissimo. Lo sbadiglio è una porta che si apre da sola, e il singhiozzo è un nodino che dà uno strattone. Sono interruzioni, sì, ma sono anche un segnale. Come quando stai leggendo sul telefono e all’improvviso si abbassa la luminosità. Non è una punizione, è che stai tirando dritto sullo schermo da un bel po’.

Noi, quando la giornata arriva con la fretta del lunedì e la testa vuole correre troppo, ringraziamo questi “mini-incidenti” educati. Perché ti obbligano a resettarti, anche se è il modo più goffo. Sentire il respiro. Mollare le spalle. Accorgerti che non sei fatto per andare sempre in linea retta, sei fatto per aggiustarti strada facendo, come un accordo di chitarra ben accordato.

Quale piccola interruzione sta provando a regalarti oggi un filo d’aria, e cosa succederebbe se invece di combatterla la usassi per tornare al tuo ritmo?

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