Lo strattone invisibile

Pillola scientifica

Stamattina, mentre cercavamo funghi, a uno di noi è caduta una pigna sul berrettino. Niente di grave, però quel tanto che basta per ricordarci: qui tutto ha sempre la tendenza ad andare giù.

E ovviamente ci è venuto il dubbio esistenziale: perché le cose cadono giù e non su?

Che cos’è la gravità, detta normale?

La gravità è come un gigantesco “vieni qua” tra le masse. Tutto ciò che ha massa (tu, una mela, la Terra, una montagna) si attira un pochino. Più massa c’è, più tira. Fine. E non è che la Terra abbia le mani, è che il suo bel pezzo di massa fa sì che tutto quello che è vicino alla sua superficie tenda ad avvicinarsi a lei.

Interpretazione dei Magikitos: la gravità è quel promemoria che vivere è avere qualcosa che ti regge. Oggi ti cade qualcosa in testa, cerca cosa ti sta unendo al mondo: la tua gente, una routine che spacca, la voglia di vivere.

Mela con lamentele

Barzelletta del giorno

Ci siamo intrufolati in un meleto e una melina è caduta proprio davanti a noi, come se volesse fare la spaccona.

Le diciamo: "Di nuovo tu? Da quando c’è stata quella storia di Newton vi credete le regine del drama." E lei: "Scusa eh. Io non cado perché mi va, cado per la gravità." E noi: "Allora potresti cadere verso su, dai." E lei: "Va bene, domani cado verso su, belli miei."

Morale magikita: a volte ciò che cade non viene a darti fastidio, a volte viene solo a farsi due risate con te.

Salti modalità Luna

Curiosità

Ti sganciamo una di quelle chicche che non ti aspettavi: sulla Luna peseresti tipo sei volte meno… senza dimagrire di un grammo

Sulla Luna, la gravità è circa un sesto di quella terrestre. Tradotto: se qui fai un saltino triste e non se ne accorge neanche il gatto, lassù potresti sparare un salto moooolto più potente senza mandare in tilt le ginocchia (ok, la tuta spaziale non è proprio amica dei salti, però il concetto passa).

Perché sulla Luna pesi meno ma il corpo non si rimpicciolisce?

Perché la massa (quanta “materia” sei) non cambia solo perché vai in giro. Quello che cambia è il peso, cioè la forza con cui un posto ti tira giù. È come avere lo stesso sacco di patate, ma un pavimento con meno voglia di tenerlo schiacciato a terra.

Conclusione Magikita: cambia il “tiro” e cambia tutto. Se oggi ti senti pesante, magari non sei tu… magari è il posto, la fretta o la pressione. Che succederebbe se ti regalassi un attimo di Luna, anche solo rallentando un pochino?

Torta schiacciatina in stile Newton

Ricetta magica

Oggi cuciniamo una torta che non cresce... ed è proprio questo il bello. Un dolce a caduta controllata: basso, super morbidoso e con quel saporino di mela newtoniana.

Ingredienti:

  • 2 mele (una dentro e una per la corona, qui c’è una gerarchia fruttosa)
  • 2 uova
  • 100 g di zucchero (o 80 g se sei più da “dolce, ma con educazione”)
  • 100 ml di olio d’oliva delicato o di semi di girasole
  • 120 ml di latte
  • 200 g di farina di grano
  • 1 cucchiaino di cannella (facoltativo, ma fa magia)
  • Un pizzico di sale
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci (tipo Royal), ma senza esagerare
  • Un goccino di limone (così la mela non si intristisce)

Preparazione:

Accendi il forno a 182 ºC e ungi uno stampo basso, perché oggi si abbraccia la realtà. Niente torre di torta. Oggi è torta-pavimento, bella ancorata.

Sbatti le uova con lo zucchero finché sembrano felici. Aggiungi l’olio e il latte, poi mescola con calma.

In un’altra ciotola unisci farina, lievito, sale e cannella. Versa tutto nel composto liquido e gira il minimo necessario. Ecco il segreto della “schiacciatina fatta bene”: se la sbatti come un matto, poi diventa gommosa e non ci sta.

Sbuccia e taglia una mela a dadini, mescolala con un filino di limone e buttala nell’impasto. Versa nello stampo. L’altra mela tagliala a fettine e mettila sopra tipo “corona di gravità”, bella e senza fatica.

Cuoci 30-40 minuti, finché lo stecchino esce pulito. Lascia intiepidire, anche la torta ha bisogno di atterrare.

Consiglio del bosco: se oggi ti sembra di “non salire”, ricordati questa torta. Ci sono cose che non vengono per crescere, vengono per ancorare. E ancorare, nutre anche.

Corda nel vuoto

Raccomandazione film

Gravity (2013)

Un incidente in mezzo al nulla, un silenzio spaziale che ti secca la gola, e due astronauti che cercano di non diventare “cose che cadono” senza fine. È cinema di tensione sottile, di quelli che ti fanno fissare una corda come se fosse la migliore amicizia dell’universo.

Perché vederlo: perché ti infila nel corpo l’idea della caduta libera e, allo stesso tempo, ti pianta in testa quanto conti restare legato a qualcosa: una persona, un piano, una piccola decisione che ti tiene in orbita.

Guardalo con la luce bassa e una copertina che ti copra le zampette, e quando finisce resta fermo un minuto, sentendo il pavimento sotto i piedi. A volte il finale migliore è accorgersi: “ok, sono ancora qui, e questo è già un abbraccio di gravità”.

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