Padrone invisibile, eh?
CuriositàCi fa impazzire che la parola « folletto » suoni già da spiritello un po’ matto… e poi scopri che l’origine è bella tosta.
Il termine viene dal latino « follis » (mantice, soffio d’aria) o forse da « folletto » nel senso di « pazzerello, leggero ». Un essere che soffia via la noia, che si infila dappertutto come una corrente d’aria. A volte combina guai, a volte ti protegge, ma di sicuro mette sempre le manine nel casino quotidiano.
Da dove arriva la parola « folletto »?
Da questa radice espressiva: follis (soffio) → folletto (spiritello leggero). Tipo quando una parola parte seria e finisce per diventare un nomignolo affettuoso. Con « folletto » è andata così: dal soffio al birichino.
Perché i folletti si associano così tanto alla fortuna e al buon umore?
Perché quando a casa spunta qualcosa, una chiave persa, una monetina, un foglietto importante, è facilissimo pensare che qualcuno l’abbia spostato. E se poi la giornata migliora per un dettaglio scemo, il cervello fa: « È stato un folletto, sicuro. » È il modo antico per spiegare quelle cose che oggi chiameremmo "coincidenze con il sorriso".
Conclusione Magikito: magari i folletti non vivono dietro l’armadio… magari vivono in quell’energia del "io mi prendo cura di casa e casa si prende cura di me". Che cosina potresti rimettere in ordine oggi, giusto per fare spazio al buonumore?